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© Rocca, rivista quindicinale, anno 80° – 15.01.2021

Begoña Feijoo Fariña
Per una fetta di mela secca
Di Agata Diakoviez

«E dicendo di quell’uno/di quanti altri avrai parlato?».
Questo verso di Fabiano Alborghetti è stato scelto da Begoña Feijoo Fariña come esergo alla storia di Lidia Scettrini, una bambina svizzera, vittima delle misure coercitive a scopo assistenziale che in Svizzera, fino al 1981, hanno permesso nefandezze e obbrobri ai danni di bambine e bambini.

Lidia è stata una bambina che ha pagato con tutto il suo corpo per qualcosa che non sapeva potesse essere una sua colpa, la povertà e le scelte dei grandi.
Il suo papà lascia la sua mamma per un’altra donna. La sua mamma è presto stigmatizzata per la sua condizione di divorziata, di donna che non cerca né pietà, né aiuto. Non riceve alcun sostegno economico ma solo giudizi che come trincee invisibili le precludono una vita normale, per sé e sua figlia.

Presto Lidia diviene solo la figlia della divorziata. Sarà inghiottita in quel buco nero in cui sono cacciati quelli che in qualche modo rappresentano una minaccia alla linearità dell’idea comune della vita. Bullizzata da Pietro, un suo piccolo compagno di scuola, cui sottrae una mattina «una fetta di mela secca», pagherà con tutta la sua vita quella fetta di mela secca. Sottratta per dispetto e rabbia e pagata con la fame cui sarà condannata.

Fame di bene, di carezze e parole. Per più di quarant’anni in Svizzera i bambini provenienti da famiglie povere, i ragazzi ribelli, quelli difficili, venivano tolti alle loro famiglie per essere collocati in istituti o presso contadini che ne facevano lavoranti senza diritti, schiavi e, se ragazze, erano costrette a subire violenze sessuali. Bisognerà attendere il 1981 perché questo «sostegno» immondo avesse fine e per iniziare a sapere e conoscere quel che accadeva a quei bambini. Le bambine erano a volte anche sterilizzate a loro insaputa, ridotte in schiavitù, subivano punizioni tremende: bastava poco per vedersi negare pasti miserabili, o per essere costretti a dormire in una stalla con una scrofa che protegge i suoi piccoli. La notte era più lunga del giorno.

La Svizzera ha scelto di fare i conti con questo capitolo orrendo della sua storia recente. Sono state approvate delle misure di sostegno psicologico ed economico per l’indennizzo delle vittime di questi collocamenti, che non potranno certamente ripagarli, né cancellare le cicatrici.
Certo, conoscere quel che è stato, potrà aiutare a riconoscere gli errori che si fanno e che non possiamo permetterci come uomini.
È una storia, quella narrata da Begoña Feijoo Fariña, la storia di una bambina che racconta la storia di tanti bambini vissuti in Svizzera.

Link: Rocca


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