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© Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli, 27.11.2020

Letteratura, Letteratura svizzera, recensioni, viaggi
Flavio Stroppini, Sotto il cielo del mondo. Un viaggio alla ricerca del padre

La sensazione è stata proprio quella. Rimanere senza fiato. Ma non è durata qualche secondo come con i trapezisti. No. Capii che quella cosa mi sarebbe restata dentro per tutta la vita. Capii che per stare al passo avrei in un qualche modo dovuto cambiare. Fare qualcosa. Lo so che potrebbe sembrare idiota ma là, in quell’istante, mi sentii un senso di incompletezza dentro, una di quelle cose che ti rimangono appiccicate per tutta la vita se non fai qualcosa. Capii che le radici sono importanti e che dovevo mettermi in gioco per risolvere qualcosa. Così mi misi di nuovo alla ricerca del vecchio. (pag. 24)

Sotto il cielo del mondo, di Flavio Stroppini, Gabriele Capelli editore 2020

Alvaro Giacometti nasce sulle montagne della Svizzera ed è già solo: la madre muore nel darlo alla luce, il padre è un marinaio che gira il mondo. A crescerlo la zia Ines, sorella del padre, che lo prende con sé, per consolarsi di un amore fuggito e di un bambino mai nato. E quando si cresce così, in un paesetto dove tutti si conoscono e dove la tua storia ti segue come un’ombra, prima o poi le domande si fanno impellenti, diventano una sete che non si estingue facilmente.

Il padre, amato e odiato, assente eppure presente come un fantasma che aleggia tutto intorno, si fa vivo ogni tanto con una cartolina, che non indirizza nemmeno a lui, ma alla madre che sa benissimo essere morta, e con una formula costante: Saluti, papà. Le cartoline giungono dai luoghi più disparati del mondo, amplificando la sensazione di distanza che Alvaro prova. Si arrangia a crescere da solo, con l’unico affetto della zia Ines, e in compagnia degli amici con cui scoprire le cose della vita.

Quando, fattosi un uomo, è ormai rassegnato a fare a meno del padre, scopre che il padre era tornato a vivere non lontano dal suo paese: peccato che questa notizia gli arriva insieme a quella della morte del padre.

A funerale finito, Alvaro si reca nella casa del padre e, in un marasma di documenti e oggetti, si trova di fronte il modello di una nave cargo, la stessa su cui suo padre Libero (di nome e di fatto) ha trascorso molti anni della sua esistenza per mare. Insieme alla nave, Alvaro rinviene un numero di telefono misterioso. In una girandola di pensieri e di emozioni, inizia a chiedersi perché suo padre ha lasciato questi che sembrano in tutta probabilità degli indizi, o il bandolo di una matassa, tutta da sciogliere, ma per scoprire cosa?

I dubbi e le domande affollano la mente di Alvaro, anche perché questa scoperta avviene proprio nel momento in cui egli stesso sta per divenire padre: la sua compagna Line gli ha appena annunciato questa che dovrebbe essere la migliore motivazione – anche in virtù stessa della sua esperienza e delle difficoltà sperimentate e dovute all’assenza di una figura paterna – per mettere delle robuste radici proprio lì, dove ha vissuto finora, mentre invece quel cargo, uno storto e raffazzonato modello rivenuto nel salotto di Libero, lo spinge a seguire gli indizi e alla ricerca della verità sulla vita del padre.

Tra mille rimorsi e con uno zaino pieni di dubbi, Alvaro decide di prendere il largo, così come fece suo padre, proprio mentre un figlio era in arrivo; il richiamo a sciogliere l’enigma che suo padre gli ha servito è forte, anche perché Alvaro sa che solo cercando di capire chi era in verità suo padre, riuscirà a capire se stesso, a rispondere alle sue ansie e a decidere quale sarà il suo posto nel mondo.

Ripercorrendo la catena di indizi e di contatti che suo padre ha disseminato, come le briciole di Pollicino, Alvaro si imbarca in un viaggio di mesi, tanti quanti quelli che la figlia trascorrerà nel ventre della madre, per cercare di non mancare all’appuntamento più importante della sua vita.

Puoi essere a Marsiglia, a Barcellona, ad Algeri, oppure a Trieste, Tunisi, Atene o Tangeri e non è che cambia molto. I porti del Mediterraneo sono sorelle. Eh già, mica puoi chiamare fratello un posto che ti accoglie e ti allontana. Quel posto deve essere femmina. Poi ci pensi. Che nel piccolo chiamiamo le cose con un nome maschile e più guardiamo al grande più non possiamo che chiamare le cose Europa, Africa, America, Asia e Oceania. Tutte femmine. E se continuiamo, chiamiamo il tutto Terra. (pag. 69)

Seguiamo Alvaro in questo lungo viaggio a tappe, attraverso i continenti, fino ad arrivare in India. Un viaggio fisico che è anche un viaggio interiore, un’esplorazione continua di se stesso, delle sue debolezze, delle sue aspirazioni, di ciò che si aspetta dalla vita che verrà. Insieme, un viaggio alla ricerca del padre che non ha mai avuto al fianco, di quell’uomo sconosciuto che ancora adesso lo tiene in pugno facendogli fare il giro del mondo quasi con gli occhi bendati, che lo muove come un burattino. O che forse vuole regalargli la cosa più importante che un padre può fare: farti scoprire chi sei e cosa vuoi veramente dalla vita.

Tutto il mio mondo tornò a incasellarsi nella sua equazione di mistero. Tornai ad avere fede nella mia avventura. (pag. 87) Tutta quella storia era il modo voluto dal vecchio per insegnarmi qualcosa. (pag. 112)

Ricordo che pensai che quella follia fosse bellissima. Che finalmente avevo trovato qualcosa che potesse definirmi. Imbarcarmi in quell’avventura mi stava cambiando mentre la vivevo, non m’importava se in bene o in male. (pag. 115)

Il romanzo di Stroppini è uno di quelli che si leggono piacevolmente, perché è scritto con linguaggio fresco, con brio, è vivace, sa strappare qualche risata, ma è anche profondo, perché scandaglia a fondo il legame che unisce padre e figlio, un legame che a volte sembra strappato senza rimedio, altre una cordicella sul punto di rompersi, e quando sembra essersi lacerata, ecco che la rivedi salda e tenace. Un legame che esiste anche quando non lo si è potuto vivere appieno, perché a volte certe persone per dimostrare amore hanno bisogno di fuggire a chilometri di distanza, per sentire una mancanza, una conferma dei propri sentimenti. E Alvaro non sembra fare altro che ripercorrere i passi di quell’assenza che ha condizionato la sua vita, portandolo a provare sentimenti contrastanti e che ora, per riavvolgere il filo della sua vita, sta minacciando di imporre a sua figlia.

Alla fine, Alvaro cosa farà? Lo scoprirete nel finale rocambolesco…. Perché:

Sotto il cielo del mondo la realtà supera la fantasia (pag.146)

Qui potete leggere l’incipit. E qui il post che avevo scritto in occasione dell’uscita del romanzo.

Flavio Stroppini. Da anni scrive e dirige radiodrammi per la Radiotelevisione Svizzera Italiana. Ha pubblicato diversi romanzi, sceneggiature televisive e teatrali. Da anni scrive reportage per diversi giornali e riviste. Sue sceneggiature sono state presentate in svariati Festival internazionali e trasmessi da televisioni di tutto il mondo. Del 2009 il documentario sulla guerra nei Balcani “Custodi di guerra”, scelto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa per rappresentare le Convenzioni di Ginevra. Insegna narrazione del reale alla Scuola di Storytelling & Performing Arts Holden di Torino e al Master di Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali dell’Università Cà Foscari di Venezia.

Link: Il mestiere di leggere


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