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© SoloLibri.net, 20.09.2021

Recensioni di libri
Domenica Matta. Storia di una strega e del suo boia di Gerry Mottis
di Mario Bonanno

Gabriele Capelli Editore, 2021 – Basato sul verbale del processo, il romanzo è serrato e ben scritto, e il contesto descritto è restituito da Gerry Mottis con un’aderenza storica funzionale tanto allo sviluppo della trama, quanto all’attendibilità di parte della vicenda.

Tra i diversi meriti di Domenica Matta. Storia di una strega e del suo boia di Gerry Mottis (Capelli editore, 2021) il primo risiede nel sotto-testo: tenere a mente cosa possono fare fanatismo religioso e ignoranza se combinati insieme all’esercizio del potere. Non invento nulla di nuovo: nell’evo compreso tra il 1450 e il 1750 la cosiddetta caccia alle streghe ha determinato in Europa un genocidio sistematizzato succedaneo di superstizione o isteria di massa: attraverso l’uso capillare della tortura, zelanti carnefici e uomini di cosiddetta fede estorcevano confessioni senza fondamento (tra 35.000 e 100.000 le vittime). Le presunte “streghe” erano di fatto donne (spesso giovinette) dedite all’utilizzo di erbe medicamentose o psicotrope, i cui effetti potevano talvolta indurre allucinazioni scambiabili per esperienze di tipo orgiastico o diabolico.

Il tempo in cui si compie il destino di Domenica Matta (giovane moglie e madre di due figli ancora piccoli) è il 1616, il luogo Roveredo, minuscolo borgo assediato dalla corona delle Alpi, dove il deperimento di alcuni capi di bestiame, e una manciata di eventi disastrosi vengono interpretati come segnali della nefasta presenza del Maligno all’interno del paese. Nelle impietose (quanto ottuse) spire del Tribunale dei Trenta cade dunque anche Domenica, vessata per due mesi, quindi giustiziata con l’accusa di stregoneria. La sua vicenda (autentica) mette i brividi, in quanto la sua via crucis è descritta con dovizia di particolari (dall’interrogatorio alle torture alla condanna a morte attraverso decollazione); e in quanto, più in generale, paradigmatica della violenza di cui è, da sempre, capace il Potere.

La vita breve di Domenica Matta si incrocia nel romanzo con quelle del suo boia, tale Kasper Abadeus, uomo in fuga dal suo stesso destino, tormentato dai fantasmi, in primo luogo quello di Saphira, maliarda amata e abbandonata, forse condannata a sua volta come strega. Presente e passato del carnefice si intersecano sulla scorta di un dilemma ulteriore: cercare di salvare l’innocente Domenica oppure giustiziarla, sperando di riscattare così il suo antico amore?

Basato sul verbale del processo (in appendice, da pag. 313), il romanzo è serrato e ben scritto, solo il turpiloquio dell’esorcismo di Caterina dell’Albertone (da pag. 83) risulta forse un po’ troppo attuale, in certo qual modo pedissequo al climax inflazionato dell’Esorcista di Blatty.
L’altro merito principale di Domenica Matta si riferisce ai contesti in cui si sviluppa la vicenda (Venezia, il Comungrande di Mesolcina, Roveredo) restituiti da Gerry Mottis con un’aderenza storica funzionale, tanto allo sviluppo della trama, quanto all’attendibilità di parte della vicenda.

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