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Fabiano Alborghetti
Corpuscoli di Krause
Poesie
15×21 cm, 128 pp, Euro 16,00
ISBN 978-88-31285-35-3

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.


© Turné, Radiotelevisione svizzera LA1, 02.04.2022
Servizio televisivo a cura di Claudia Iseli dedicato a “Corpuscoli di Krause”, il nuovo libro di Fabiano Alborghetti. Turné, RSI LA1, 02.04.2022.

“Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.”

Corpuscoli di Krause promo video

Nella raccolta:

  • L’occhio di Plimsoll
  • Legni, colombe
  • Sezione del lavoro
  • Landesstreik 1918
  • Spartaco
  • Poemetto della vergogna
  • Quattro frammenti
  • Gli amanti di Valdaro
  • Intuitu personae
  • Positroni
  • Complicanze e altre forme
  • Equazione della responsabilità per ogni nuovo anno

Gridano, non è vero? Ti assediano
nonostante il buio di un cassetto
dove hai riposto voci, visi, le storie consumate

ma irrisolte. Sono immagini del mondo:
quelle atroci ed involute, quelle nere
che fumano di cenere e di corpi

di vuoti impronunciabili. Talvolta
le disponi con un ordine
che assomiglia a una deriva

e non sai, non trovi un senso
e pesano negli occhi, lo so.
Le riponi e ritornano.

Ne ritagli altre dai giornali, altre storie
altre vite. Altre assenze
o geografie, altre grida farsi roche

e talvolta son le tue, dando voce a chi non c’è.


Raccolta completamente diversa da qualunque cosa abbia precedentemente pubblicato in volume questi Corpuscoli di Krause di Fabiano Alborghetti. Poeta solitamente di largo respiro, noto per i romanzi in versi o le ampie narrazioni in poesia, ecco che per la prima volta si confronta con una dimensione più breve restando però fedele alla sua vena civile più profonda, intima, senza mai indulgere al sentimentalismo o al compiacimento retorico. Alborghetti ha fatto della categoria del sogno – e non solo della realtà sociale – una sorta di nostalgia ontologica, una stagione creativa che brucia la realtà.

La realtà di questi Corpuscoli è multiforme: franamenti, pandemie, i conflitti della storia umana spesso inumana e impietosa, dove il tempo affretta e la cronaca parla sempre più dal fondo. A combatterne i disorientati contrasti, a ricucirne i brandelli, ecco lo spiraglio di un punto di domanda. Corpuscoli, sollecitazioni termiche e sensoriali che emergono. Sono istanti, respiro. Forse una traccia.


No, non saremo solo corpi crivellati dall’assenza
ma un ventaglio di miracoli.
Senti quanto ti dura il mondo, dentro.
Dimmi:
da dove cominciamo?


Fabiano Alborghetti (1970). Ha scritto di critica, fondato riviste, creato programmi radio, progetti in carceri, scuole e ospedali ed è promotore culturale. Collabora inoltre come consulente editoriale per case editrici e riviste sia in Svizzera che all’estero. È nella commissione di programmazione di diversi festival ed è presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana. Nelle vesti di autore, rappresenta la lingua italiana e la Svizzera nel mondo su mandati ufficiali e traduzioni di sue poesie sono apparse in volume, riviste o antologie in più di 10 lingue. Ha pubblicato 6 raccolte di poesia tra le quali Maiser (Premio Svizzero di Letteratura 2018) poi prodotto integralmente come radiodramma dalla RSI Radiotelevisione della Svizzera Italiana. Dal 2017 è al lavoro per un romanzo in versi basato sulla comunità Walser (Borsa letteraria UBS Cultura e Borsa di creazione della Fondazione Landis & Gyr).
http://www.fabianoalborghetti.ch


RECENSIONI/SEGNALAZIONI

© Radio Popolare, 19.06.2022

Durante la trasmissione si parla anche di “Corpuscoli di Krause” di Fabiano Alborghetti.
Dal minuto 39.28


© Corriere dell’italianità, 15.06.2022

Autori tra Italia e Svizzera
Intervista a Fabiano Alborghetti, autore dei “Corpuscoli di Krause”


© Alto Adige, 13.06.2022

Segnalazione del libro di poesie di Fabiano Alborghetti su Alto Adige del 13 giugno 2022.


© swissinfo, 28.05.2022

Fabiano Alborghetti: tutto parte da un corpuscolo
Lo scorso mese di marzo Fabiano Alborghetti ha pubblicato la raccolta “Corpuscoli di Krause”, i cui testi sono stati composti tra il 2010 e il 2021.

Il poeta Fabiano Alborghetti ha proposto una lettura della sua recente raccolta di poesie “Corpuscoli di Krause” alle Giornate letterarie di Soletta. Per l’occasione, Keystone-ATS lo ha incontrato.

La raccolta, per i tipi Gabriele Capelli Editore, è uscita lo scorso mese di marzo. Il titolo prende il nome dai 150’000 “sensori del freddo” presenti nella cute e “attivi da 0 a 40°C”. Questi si riattivano a 45°C: “ma perché se devono avvertire il freddo si riattivano quando in realtà fa caldo?”, questa la domanda che Fabiano Alborghetti si è posto.

“Per me è stato un segnale d’allerta per una rinnovata attenzione verso qualcosa quando la realtà non è più normale”, spiega. Questo qualcosa può essere qualsiasi cosa, e nella raccolta è presente sotto diverse forme, dalla pandemia alla morte.

L’occhio di Plimsoll

Ad aprire il libro, composto di sei sezioni distinte ma che dialogano fra loro, la poesia “L’occhio di Plimsoll” commissionata dall’ambasciata svizzera in Israele per il progetto “Wake-up! Diplomacy Towards a Healthy Future” (Sveglia! La diplomazia verso un futuro sano), spiega Alborghetti.

“Questo programma era teso a offrire contenuti culturali o di riflessione in un tempo di pandemia, nel 2021”, precisa. All’interno del titolo “L’occhio di Plimsoll”, che voleva usare in precedenza ma non ci era mai riuscito, ha trovato il fil rouge “in cui riuscire a parlare non soltanto della pandemia ma delle frizioni, delle difficoltà”.

“L’occhio di Plimsoll, è un segno convenzionale sulle fiancate delle navi per permettere loro una navigazione sicura riguardo al carico”, spiega.

Alborghetti è partito dal presupposto che anche l’essere umano è una nave e deve portare molti fardelli. Da qui la poesia è nata molto velocemente: “Normalmente ci metto tanto tempo a trovare la voce per uno scritto, in questo caso è uscita come un fiume”.

“I testi di questa prima sezione si chiudono volutamente sempre con un punto di domanda che poi bizzarramente è diventato anche il punto di domanda che chiude il libro”, spiega.

Questo “per interrogare noi stessi su quello che possiamo fare ma non solo nel qui e ora ma, più in generale, verso il futuro”, precisa. “Questo punto di domanda è qualcosa che ci muove verso un cambiamento”.

Un messaggio di speranza quindi, perché “laddove avviene l’ombra, e nella vita di ombre siamo chiamati a sperimentarne anche troppe e troppo spesso, la speranza è quella che ci porta al domani”, spiega.

Viaggio fra diverse dimensioni

Nelle note del libro si scopre che per scrivere diverse poesie Alborghetti si è immedesimato nel tema, ad esempio tagliando legna nei boschi per “Legni, Colombe” o intervistando varie persone in cerca di lavoro per la “Sezione del lavoro”. “È il mio stile, io devo vivere di persona tutto quello che scrivo”, afferma.

“‘Legni, Colombe’ parla di resistenza del legno, che poi è una metafora per la violenza, ho voluto fare l’esperienza di persona”, prosegue. Il “mettersi in rapporto con gli altri, con la vita delle altre persone e con un sentimento che non è il mio, mi permette di capire talvolta meglio anche me stesso”, afferma.

L’ultima sezione è invece dedicata alla fisica quantistica e per scriverla “ho studiato tantissimo”.

Esperienza collettiva

Nella raccolta Alborghetti allude all’esperienza collettiva. “La grande Storia arriva a essere tale perché ci sono tante piccole storie fatte da tanti piccoli uomini e nell’insieme poi arrivano a comporre il monolite, ma tutto parte da un corpuscolo, da qualcosa di molto piccolo, dalla storia personale”, spiega.

“La letteratura non può dare una risposta perché le persone devono essere interrogate, devono trovare soprattutto la risposta da sé secondo la propria cultura, formazione, sensibilità”, indica. L’obiettivo è stimolare la riflessione perché ognuno giunga alla sua propria risposta da sé.

“La poesia soprattutto ha più libertà rispetto alla prosa perché ha un linguaggio diverso, perché può lavorare per frammenti”, spiega.

Alborghetti viene spesso descritto come un poeta di largo respiro, perché attraverso le sue poesie racconta un’intera storia. “Normalmente in poesia scrivo romanzi, sin dal primo libro ho sempre svolto le mie narrazioni in poesia come un libro in prosa”, spiega. “Corpuscoli di Krause” è diverso però perché composto di molte “micro-narrazioni”.

Due testi sono molto personali e riguardano “una mia malattia personale e la morte di mio padre, laddove però cerco di rapportarmi comunque con le esperienze degli altri”, afferma. In particolare, riguardo all’esperienza della morte, che ci accomuna tutti, dice di aver allargato lo “sguardo per cercare comunque di parlare di molti altri e soprattutto di parlare della consapevolezza del perdono prima che la morte accada”.

Oltre ad essere poeta, Alborghetti, nato a Milano nel 1970 e residente in Ticino, è promotore culturale e presidente della Casa della Letteratura per la Svizzera italiana. Nel 2018, con il romanzo in versi “Maiser” si è aggiudicato il Premio svizzero di letteratura.

Link: swissinfo


© Rivista di Lugano, 20.05.2022


© Rete 55, 17.05.2022

Poetando Video-Poesia – Fabiano Alborghetti

Fabiano Alborghetti, poeta, presidente della casa della letteratura per la Svizzera italiana con sede a Lugano, promotore culturale e direttore della collana di poesia di Gabriele Capelli editore e condirettore della collana di poesia Svizzera per RIL Editores è l’ospite di Luisa Cozzi.
Qui la puntata andata in onda su Rete 55, martedì 17 maggio, per Poetando Video Poesia, nella quale Alborghetti ha presentato il suo ultimo libro “Corpuscoli di Krause”; buona visione!


© Viceversa letteratura, 17.05.2022

Recensione: Corpuscoli di Krause di Fabiano Alborghetti
di Ariele Morinini

Con il titolo Corpuscoli di Krause, Fabiano Alborghetti raccoglie una scelta eterogenea di testi e suites poetiche, ordinate in sei partizioni di ampiezza variabile. L’intestazione, di una complessità estranea alla sua poesia, fornisce una chiave di lettura efficace per decifrare le tensioni e le dominanti attorno alle quali si struttura la silloge: i corpuscoli di Krause sono dei recettori naturali che permettono all’uomo di percepire il freddo; alla sensibilità di queste terminazioni nervose si accostano metonimicamente i componimenti dell’opera, che fanno dell’empatia la propria cifra stilistica. I testi sono originati da sollecitazioni di vario tipo, che hanno motivato negli anni – tra il 2010 e il 2021, ci informa una nota d’autore – la stesura delle varie parti del libro. In questo senso, Alborghetti è poeta d’occasione, più vicino tuttavia a una pratica rinascimentale della poesia che a quella montaliana. Infatti, le circostanze all’origine dei componimenti, tolte quelle di natura personale o biografica, sono connesse a iniziative esterne, istituzionali: esposizioni artistiche (Legni, Colombe), progetti editoriali (Sezione del lavoro, Spartaco, Poemetto della vergogna, Quattro frammenti (misericordia d’un ricordo)), concorsi internazionali (L’occhio di Plimsoll), celebrazioni d’anniversario (Landesstreik 1918) e discorsi pubblici (Equazione delle responsabilità per ogni nuovo anno). Di conseguenza, questi testi prendono distanza dal più canonico procedimento introspettivo e in alcuni casi persino dai trascorsi individuali: secondo un modus operandi ben noto ai lettori di Alborghetti, anche questa raccolta presenta una poesia sperimentale, in senso etimologico. Dando seguito a una procedura inaugurata con il poemetto L’opposta riva (Lietocolle, 2006) e consolidata successivamente con Il registro dei fragili (Casagrande, 2009), l’autore ripropone in Corpuscoli di Krause una poetica fondata sull’esperienza documentaristica, quasi da reportage; un’esperienza non spontaneamente vissuta, ma praticata con il fine di tradurla in parole: così, in particolare, le suites Legni, Colombe e Sezione del lavoro. La prima, redatta in occasione della mostra “Di legni e di colombe” dell’artista Flavia Zanetti, è allestita dopo aver lavorato nei boschi del Malcantone come taglialegna per alcune settimane; la seconda, composta su invito della rivista letteraria «Groundzero», nasce dalle informazioni raccolte, con l’ascolto e il dialogo, in un ufficio di collocamento. Come documentano queste poesie, Alborghetti è poeta empatico, capace di calarsi in situazione, di filtrare vicende diverse, anche critiche o marginali, alla luce della propria sensibilità e di travasarne i sedimenti emotivi in ampie lasse di versi.

A compensare il sostanziale antilirismo dell’insieme, alcune sezioni spostano invece l’attenzione sul vissuto personale, sull’io: ed è forse questa la vera novità della raccolta. In particolare, a tale postura si devono le serie Intuitu personae, una breve narrazione in versi dedicata alla morte del padre, e Complicanze e altre forme, nella quale l’esperienza di un ricovero si fa spunto per la riflessione sulla fragilità dell’uomo e sull’attesa. A queste, si somma quella a un tempo individuale e collettiva della pandemia, dalla quale nasce L’occhio di Plimsoll, una sorta di cronaca del primo anno di emergenza sanitaria, scandita nelle dodici mensilità.

Se è vero che la raccolta si distanzia, per impostazioni e contenuti, da quanto pubblicato in precedenza, è innegabile che sul piano formale i Corpuscoli di Krause non rinunciano del tutto al sistema del poemetto o della narrazione in versi, caro all’autore. Con l’eccezione di due poesie autonome, la raccolta comprende infatti delle suites, redatte nel segno della coesione e compattezza narrativa: la serialità che struttura le partizioni è dichiarata sin dai titoli dei singoli componimenti, giocati sulla sostituzione di poche variabili entro schemi definiti (Cenni, classificazioni, attese; Movimenti, visioni, mancanze; TAC, attese, parole) o sulla progressione dell’ordinale, arabo o romano. Si veda, ad esempio, la sezione Landesstreik 1918, una sintesi di sguardo poetico e storico-documentario, nella quale la scansione numerica decrescente acquista sfumature semantiche, ricordando un conto alla rovescia. Anche fuori dalla dinamica seriale, la minore estensione dei testi raccolti nella silloge è in ogni caso estranea alla brevitas. La poesia di Alborghetti è fluente, non è mai epigrammatica o gnomica: posta l’equazione tra romanzo in versi e romanzo, i corpuscoli sono allora assimilabili, per ampiezza e funzionamento, a dei racconti in versi.

Oltre a quella narrativa, nella raccolta emerge anche un’esigenza di chiarezza, di comprensibilità. Alla celebre categorizzazione proposta da Franco Fortini, che distingueva tra la poesia “oscura” e la poesia “difficile”, andrebbe aggiunta per Alborghetti una terza categoria: la sua è una poesia “inclusiva”, di facile lettura. L’autore non si allinea a una tendenza poetica che ha fatto scuola dalle Occasioni in su, non intende insomma «torcere il collo all’eloquenza». Al contrario, l’eloquenza della narrazione non è mai tradita, persino nelle suites più complesse sul piano del significato: ad esempio Positroni, che discute in versi alcuni concetti della fisica quantistica. Qui, come più diffusamente nella silloge, l’autore compensa la difficoltà con ampie note, che spiegano e contestualizzano; mentre poco in questo senso è demandato alla ricerca e alla fatica del lettore. Nel complesso, la leggibilità del libro, come dei precedenti, è favorita dalla predilezione di Alborghetti per una poesia del contenuto su una poesia della forma, per una poesia della realtà su una poesia letteraria. E quando presente, il dialogo con la letteratura è mediato da citazioni scoperte: ad esempio da Primo Levi («Se questo è un uomo non sfiora il pensiero», p. 53 mio il corsivo) o da Hotel Supramonte di Fabrizio De André («Quando ti svegli, se hai ancora paura | ridammi la mano», p. 12); oppure i riferimenti sono dichiarati in nota: si veda l’incipit pusterliano di TAC, attese, responsi o i titoli orelliani disseminati in Quattro frammenti (misericordia del tempo).

Alla coerenza narrativa che attraversa la raccolta corrisponde una compattezza stilistica, che permette ad Alborghetti di accostare misure e forme diverse. Anche in questo senso la continuità con l’esperienza poetica precedente risulta chiara: lo testimonia, ad esempio, l’uso della strofetta di tre versi (con un verso di congedo) che struttura una buona percentuale dei componimenti riuniti in Corpuscoli di Krause e che già era impiegata dall’autore agli esordi, in Verso Buda (Lietocolle, 2004). Alludendo alla terzina dantesca e a quella magistralmente mutuata nel Novecento da Pasolini, la terzina di Alborghetti è di fatto svuotata delle sue ragioni profonde, strutturali, e vale in sostanza come consuetudine grafica. Lo documenta il fatto che la strofetta può essere costituita da versicoli irrelati e di varia misura («Avevi ragione tu a dire | che se nulla c’è da dire, allora è meglio | un buon tacere. Troppe rane […]», p. 61) come da doppi ottonari variamente assonanzati, una forma metrica largamente praticata già nelle precedenti raccolte («col dolore nella testa che non smette da tre giorni | con la stanza verso casa e la flebo nella mano | con la voglia del pigiama e un timore da accudire», p. 109). Questo metro, che accenna agli alessandrini narrativi di Gozzano, genera un ritmo binario, cantilenante, coerente con l’impianto discorsivo della poesia. Anche i componimenti anisosillabici mantengono una cadenza analoga; più mossi sul piano metrico-sintattico, questi ultimi impiegano la versificazione con funzione apparentemente pausativa o sintattica, che si sostituisce o somma alla punteggiatura. Si veda, ad esempio, la prima parte del quinto movimento della suite dedicata agli Amanti di Valdaro:

Dice uno li esponiamo:
una mostra itinerante
e la stampa prende nota e riporta la notizia
mentre dopo la tivù fa riprese degli scavi
cerca bene di mostrare
quei due corpi ancora assieme: è una storia
copertina per il mese di febbraio. (p. 71)

In conclusione, Corpuscoli di Krause è un libro originale, distinto dalle esperienze poetiche più comuni e praticate in lingua italiana. Tuttavia, per le sue caratteristiche, questo tipo di poesia è forse più efficace sul largo respiro, per narrazioni con una maggiore apertura toracica, e risulta invece strozzata nella brevità della suite. Nondimeno, la raccolta, per la sua forza empatica e per la serietà dei contenuti veicolati, trasmessi con una lingua e uno stile piani, che non sentono il bisogno di nascondersi dietro i riboboli e gli eccessi retorici di certa letteratura, è lettura godibile, che può conquistare anche i frequentatori meno assidui del genere.

Link: Viceversa letteratura


© Cooperazione n. 19, 10.05.2022

Tempo libero/Bestseller

A una voce di Sabina Zanini e Corpuscoli di Krause di Fabiano Alborghetti


© Corriere del Ticino, 22.04.2022

Due voci autentiche immerse nei tortuosi percorsi della vita

POESIA / Le intense raccolte in versi di Fabiano Alborghetti e Giuliana Pelli Grandini svelano al lettore, con originale e ispirata sensibilità, le asperità e le sorprese del quotidiano confronto con la sofferenza e la meraviglia dell’esistere.
Di Laura Di Corcia

Alcune affinità, al di là delle sostanziali distanze e differenze, legano due libri di due autori ticinesi freschi di stampa, ed entrambi pubblicati presso editori che operano sul nostro territorio. Corpuscoli di Krause di Fabiano Alborghetti (Premio svizzero di letteratura per il libro Maiser), pubblicato per Capelli editore, e Talismano di Giuliana Pelli Grandini, uscito per i tipi della casa editrice Alla chiara fonte, mostrano infatti due scritture nervose, mai appagate, che cuciono un rapporto certamente molto diverso con la realtà ma in entrambi casi non pacificato e traballante.

«I corpuscoli di Krause – precisa Alborghetti, spiegando il senso della sua ricerca condensata nell’ultimo libro – sono recettori sensoriali termici e tattili. La cute possiede 150 mila recettori di Krause per il freddo, mentre soltanto 15 mila di Ruffini per il caldo. I corpuscoli di Krause si attivano già a temperature molto basse, prossime allo zero, e interrompono la trasmissione dell’impulso a 40 gradi». E quindi questi testi, organizzati in sei sezioni – quasi dei libri dentro al libro – e con ampie parti dedicate alla pandemia e al lockdown, al tema del lavoro e della giustizia sociale, alla violenza, sono, secondo il poeta, «corpuscoli, sollecitazioni termiche e sensoriali emergere dalle cronache o dalle molte realtà. Temperatura del mondo, riattivata quando essa diventa disfunzione». Abbonda in questi testi il punto interrogativo, come segno di incertezza verso una realtà disgregata come quella della pandemia. «Ci si aggira nel vuoto, una vita / accanto a una vita, accanto a una vita. / La mia paura somiglia un poco alla tua?», recitano alcuni versi molto forti, che accolgono il disorientamento provato durante gli interminabili mesi di lockdown.

Incertezza che emerge anche fra le pagine potenti e visionarie di Giuliana Pelli Grandini, che alternano versi e prosa poetica: «Liscia il femore ( lungo) / maschio papà… nonno? ». Se nell’impianto di Alborghetti abbiamo un confronto più diretto con la realtà e la storia, in quello dell’autrice c’è, come fa notare la giornalista culturale e critica Manuela Camponovo, un’attenzione e una cura verso l’universo familiare, e quindi verso «le storie, avventure e tragedie, che affondano nel passato e che proseguono con i figli e nipoti, quell’universo-bambino che tanto influenza, anche nella forma stilistica, la scrittura ». Interessante citare alcuni versi: «Lui sa tutto (o quasi) di Robin Hood e dei cavalieri della tavola rotonda. Riempie a matita pagine e pagine di lettere e numeri alti e sgangherati. Non cancella mai. Io non capisco se è grande o piccolo, se il suo è il mondo degli adulti o il mio di bambina».

Spiraglio oltre il dolore

Dicevamo un rapporto diverso con la realtà, fra i due autori: la ricerca letteraria di Fabiano Alborghetti è infatti tutta o quasi tutta improntata su un confronto diretto e non mediato con le cose di cui ha scritto. Per scrivere, sembra dire l’autore, bisogna prima immergersi, toccare con mano, vivere in prima persona. «Prima di scrivere l’Opposta riva – precisa infatti il poeta – sono stato tre anni a contatto con i clandestini. E per quanto riguarda Maiser, ho vissuto sette anni con il protagonista, malato di Alzheimer. La poesia, per me, è quel linguaggio che permette la distanza come la vicinanza: quando scrivo sono per me sullo stesso piano. Entrambe le cose, quindi la distanza e la vicinanza, diventano il palcoscenico alla normalità avendo a paragone l’opposto; rendono vivibile e guardabile ciò che è inaccettabile».

Se l’occhio di Fabiano Alborghetti tende a soffermarsi sui soprusi che la storia fa subire alle vite di ciascuno, il mondo di Giuliana Pelli Grandini è racchiuso nella fiaba e nel mistero della vita vissuto come percorso iniziatico. «I miei testi sono sono fortemente connessi alla mia vita – spiega l’autrice. Molte volte sono andata indietro, a cercare i momenti legati all’infanzia e man mano mi sono avvicinata all’età matura. Fra me e la fiaba c’è un rapporto fortissimo, ma la fiaba non arriva tutti i giorni. Quando mi viene a bussare alla porta, però, si tratta sempre di una rivelazione. È proprio lì, nel suo nucleo più profondo, che avviene la mia scoperta, ovvero quella di essere qualcuno al centro di questa fiaba. Questa operazione non è facile, essere infante e avere la forza di raccontarlo. È doloroso ». Molto spesso il mondo degli adulti e quello dei bambini si mescolano, nell’universo di Giuliana Pelli Grandini, e non si capisce chi faccia parte di un insieme e chi dell’altro. «Scrivo quando sento questo grumo dentro di me, che è qualcosa che si muove e che mi mette sulla strada del racconto ».

Infine, queste due scritture, sembrano accomunarsi su un punto: l’idea che, al di là del dolore, possa e debba esistere uno spiraglio. E così entrambe le raccolte si chiudono con un omaggio alla vita, ai suoi percorsi tortuosi ma autentici. Scrive Alborghetti: «La speranza, ho imparato, canta sempre sottovoce. / Ha un canto basso, in controluce. Sembianze nitide e tenaci / e guarda bene: non somiglia a tutti noi?»

Link: CdT


© Il Quotidiano del Sud (Ed. Irpinia), 02.04.2022

Letti per voi – Un libro per il week end


© Convenzionali, 21.03.2022

Libri
“Corpuscoli di Krause”
di Gabriele Ottaviani

Corpuscoli di Krause, Fabiano Alborghetti, Gabriele Capelli editore.

Quando la lirica si fa narrativa, immagine, suono, racconto, rappresentazione sublimata e al tempo stesso concreta ed evocativa del reale: questo e molto altro è la nuova raccolta di Alborghetti, che mantiene una straordinaria coerenza spirituale con la produzione precedente modificando radicalmente la forma, dedicandosi a una brevitas che si fa parcellizzazione del reale, che penetra in ogni suo meandro andando a riscoprirne l’essenza e a dare voce all’inconnu.
Da non perdere.

Link: Convenzionali


© l’Informatore, 4.03.2022

Il lavoro di Alborghetti si traduce in spettacolo
Poesia al Museo

One thought on “Fabiano Alborghetti, “Corpuscoli di Krause” – Poesie

  1. Pingback: Video: BitBooks. Qualche minuto di ascolto – Turné RSI LA1 | gabriele capelli editore

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