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© Vivo perché leggo, 30.06.2021

Per una fetta di mela secca
A cura di Maristella Copula

Autore: Begoña Feijoó Fariña
Genere: Narrativa
Pagine: 144
Data di pubblicazione: 2020
Casa editrice: GCE

“Fra gli anni Quaranta e Ottanta del XX secolo, in Svizzera vigeva la prassi di affidare – contro la volontà dei diretti interessati – bambini e giovani a istituti o contadini. Molte delle vittime di tali decisioni sono state mandate a servizio, sfruttate in aziende agricole, internate, maltrattate, sottoposte ad adozioni forzate o hanno subito sterilizzazioni.” Questa è la storia di Lidia Scettrini. Un nome e una storia di fantasia utilizzati per raccontare quella che è stata l’esperienza di molti. In seguito al divorzio dei genitori, Lidia resta a vivere con sua madre a Cavaione. Stanca delle prese in giro da parte di alcuni suoi compagni un giorno ruba la merenda a Piero. Accusata dai genitori del bambino – e a causa della povertà in cui lei e la madre vivono – viene mandata in istituto, dove subirà maltrattamenti da parte di alcune suore e sarà poi data in affidamento a un contadino. Nella nuova “casa” c’è anche Anne, la moglie malata del contadino, unico spiraglio d’amore per Lidia. Alla morte di Anne, Lidia, ormai diciannovenne, può finalmente liberarsi dall’orrore di quella vita e tornare a Cavaione per rifarsi una vita cercando di tenere a bada il dolore dei ricordi.

Tra gli anni quaranta e gli anni ottanta del XX secolo, in Svizzera, erano state stabilite delle “misure coercitive a scopo assistenziale” che lo Stato elargiva, pensando di far bene, a tanti bambini e adolescenti che per vari motivi (povertà, inadeguatezza educativa, divorzio o perdita dei genitori, ribellioni o accuse spesso inesistenti) venivano strappati alla famiglia d’origine per essere condotti, contro ogni loro volontà, in istituti religiosi, penitenziari o psichiatrici e da qui mandati a servizio presso aziende agricole e/o sottoposti ad adozioni forzate.
Tanti di questi bambini, troppi, trovarono non un aiuto ma un’infanzia negata, piena di orrori e umiliazioni, di ingiustizie e di punizioni dure e ingiustificate.
Talmente esteso fu il fenomeno, talmente ignorate le nefandezze commesse a danno di questi bambini, spesso molto piccoli, che la Consigliera federale Simonetta Sommaruga, a nome del governo svizzero, porse nel 2013 le scuse per le tante atrocità da loro subite insieme ad un risarcimento monetario, facendo il primo passo per un’approfondita ricerca e ricostruzione di questa triste pagina del Paese, comprensiva dei tanti aspetti giuridici, storici e finanziari di competenza.

In “Per una fetta di mela secca” (Gabriele Capelli Editore 2020), l’autrice Feijoo Fariña Begoña, nata in Spagna nel 1977 ma residente in Svizzera dall’età di 12 anni, racconta la storia di una bambina di Cavaione (borgo della Svizzera orientale), Lidia Scettrini, un nome di fantasia che darà però voce a quello che migliaia di altri bambini sopportarono.
Scopriremo la terribile storia di Lidia fin da bambina, i danni fisici e morali subiti, il suo divenire giovane donna e poi adulta sempre più in lotta con un passato che le divora l’anima e di cui non riesce a scacciare i fantasmi che la inseguiranno senza sosta per tutta la vita.
Picchiata, offesa, profanata, violentata fisicamente e a sua insaputa privata della sua femminilità più profonda, Lidia dovrà piano piano reagire per ricostruirsi e ricostruire, anche quando si troverà finalmente libera nel mondo sentendo ancora tirare le corde di un destino e di una vita passata in cui anche “Dio non c’è o ha deciso di non esserci”.

Libro bello e coinvolgente, scritto con uno stile pulito e agevole, talvolta venato di tocchi di pura poesia ma realisticamente ancorato alla realtà dei fatti agghiaccianti che racconta, è un pugno nello stomaco per una colpa che è di tutti (nessuno ha visto, nessuno ha parlato, nessuno ha controllato) ma che inevitabilmente, essendo di tutti, si trasforma in una colpa di nessuno.

Link: Vivo perché leggo


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