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Yari Bernasconi e Andrea Fazioli
A Zurigo, sulla luna
Dodici mesi in Paradeplatz
Reportage
15×21 cm, 144 pp, Euro 16,00 (I)
ISBN 978-88-31285-14-8

Disponibile anche in versione digitale su più piattaforme.

Video: Interviste agli autori a cura di Debora Caccaviello e Paride Dedini. Turné, RSI LA1, 24.04.2021
Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.


© Alice, RSI RETE DUE, 12.06.2021
“A Zurigo, sulla luna”
Con Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, al microfono di Massimo Zenari
Prima parte:


Seconda parte:

Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.



© Tutorial, RSI RETE UNO, 28.05.2021
Intervista a Yari Bernasconi e Andrea Fazioli
a cura di Daniele Oldani

Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.


Che cos’è una piazza?
Gli scrittori Yari Bernasconi e Andrea Fazioli hanno deciso di approfondire questa domanda esplorando uno dei luoghi più connotati di Zurigo: Paradeplatz, la ricchissima Paradeplatz, il centro nevralgico della finanza svizzera.

Hanno però deciso di farlo a modo loro, e cioè incontrandosi in piazza una volta al mese durante un intero anno, armati dei loro taccuini e di una poesia ogni volta diversa, scelta per l’occasione. Il risultato è un reportage letterario in dodici episodi che passa agevolmente dal resoconto cronachistico ai versi, dall’affondo riflessivo alla filastrocca, intercettando – fra i tailleur, le cravatte e le ventiquattrore – tutta una folla di personaggi curiosi, agenti in incognito, militari in libera uscita, viaggiatori nel tempo, lanciatori di sigarette, fanciulle stilnoviste…

Alla luce del sole o nel sottosuolo, cercando cunicoli e passaggi segreti, i due autori svelano una nuova Paradeplatz, capace di essere insieme intima e selvaggia. Almeno finché non arriva una guida turistica che, mentre «snocciola dettagli sulla piazza al suo gruppo di seguaci, si affretta a precisare: hier ist das Geld, è qui che stanno i soldi».

«E invece della Memoria, del Sole, della Vittoria, perché non c’è Piazza della Dimenticanza, Piazza dell’Uggiosità, Piazza della Sconfitta? Al posto di un Fondatore della Patria, perché non prendere un panettiere?»

«Altre cose viste: due ragazze che si scattano un selfie davanti ai bancomat; un cieco che entra da Lindt & Sprüngli; ventinove fra uomini e donne che camminano con un bastone (compreso il cieco); due scolaresche; un uomo che si soffia il naso nella maglietta; un mozzicone di sigaro cubano in un vaso; una donna con un velo ciclamino; una madre che sprona i figli a camminare gridando, in italiano, “È laggiù la fontanella!”; tredici carrozzine; innumerevoli cravatte; nuvole; bandiere; un elefante a rovescio; due monaci buddisti con l’ombrello; un carretto a pedali che trasporta champagne; due donne che indossano abiti dello stesso colore del cielo; un candelabro; cani; sigarette; ciclisti; un uomo altissimo».


Yari Bernasconi, nato a Lugano nel 1982, ha esordito con il libretto di poesie Lettera da Dejevo (Alla Chiara fonte, 2009). Tra le sue pubblicazioni la silloge Non è vero che saremo perdonati (nell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2012), la raccolta Nuovi giorni di polvere (Casagrande, 2015, Premio Terra Nova della Fondazione Schiller e Premio Castello di Villalta Giovani) e ancora le plaquette La città fantasma (Nervi, 2017) e Cinque cartoline dal fronte e altra corrispondenza (L’arcolaio, 2019). Yari Bernasconi vive a Berna.

Andrea Fazioli, nato a Bellinzona nel 1978, ha esordito nel 2005 con il romanzo Chi muore si rivede (Armando Dadò). Tra le sue pubblicazioni più recenti Il giudice e la rondine (Guanda, 2014), La beata analfabeta (San Paolo, 2016), L’arte del fallimento (Guanda, 2016, Premio La Fenice Europa e Premio Anfiteatro d’Argento), Gli svizzeri muoiono felici (Guanda, 2018) le raccolte di racconti Succede sempre qualcosa (Casagrande, 2018) e Il commissario e la badante (Guanda, 2020), e ancora il singolare romanzo Le vacanze di Studer (Casagrande, 2020), costruito intorno a frammenti inediti del grande autore svizzero Friedrich Glauser. Andrea Fazioli vive a Bellinzona.



SEGNALAZIONI/RECENSIONI

© La Regione Ticino, 28.07.2021

Dietro le vetrine di Paradeplatz
Yari Bernasconi e Andrea Fazioli sono andati “A Zurigo sulla luna”.

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© AndreaConsonniWrong, 10.07.2021

“A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz” di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli (Gabriele Capelli Editore)

“dire le cose non è raccontarle e
spiegarle men che meno; è accettare
che esista il binario e pure il treno
e l’unico senso è che noi
non ci saremo” (Fabio Donalisio)

Questi non sono giorni facili. Non ne ho quasi mai di veramente belli e positivi (e chi li ha?). Ma questi che sto vivendo fanno parte proprio dei giorni di merda, quelli che ti restano addosso per mesi, procurano ferite che prima di cicatrizzarsi ci vorrà del tempo. Alcune volte mi si spegne davvero il cervello e precipito così in basso che preferirei essere morto piuttosto che rimanere in quello stato e far preoccupare chi mi sta accanto, lei. Ho la fortuna di avere una compagna straordinaria, i libri, la scrittura e il lago. Non sono medicina mala parte migliore che sta dentro di me. Quella brace che per ora non si è ancora spenta.

Ieri sera mi sono fatto accarezzare da “A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz” (GabrieleCapelli Editore) che è il racconto/scambio/carteggio/reportage letterario degli incontri mensili fra due letterati ticinesi, il poeta Yari Bernasconi e lo scrittore Andrea Fazioli, in Paradeplatz, la piazza finanziaria di Zurigo, uno dei centri economici piu’ importanti e misteriosi del mondo intero. Un giorno al mese per dodici mesi, scambiandosi impressioni e aneddoti, leggendo poesie, meditando, osservando l’umanità variegata che li circonda, perdendosi in un reticolo di pensieri e strade, patendo il freddo, infilandosi nel sottosuolo dell’anima e della città, ascoltando, tacendo, dormendo, scrivendo. Pagine che mescolano toni poetici ad altri più descrittivi ma che restituiscono al lettore, in tutte le sue contraddizioni, il fascino di una delle piazze simbolo della Svizzera, la meraviglia dell’incontro, il mistero delle parole, la bellezza della poesia che ti mette a nudo ogni volta che ti siedi su una panchina e cominci a leggere.

“Dunque i luoghi, stando a quello che mi mostra la tecnologia, continuano a esistere anche quando non ci siamo. Eppure ho la netta impressione che Paradeplatz, in mia assenza, osservandola da dietro chip e microchip, sia qualcosa di diverso. Per cominciare è più fredda e distante. Così come mi era sembrata qualche settimana fa, transitandoci per casa, per altri motivi, diretto da tutt’altra parte, senza taccuino e senza tempo per fermarmi. Quasi disturbato dall’idea di essere lì in quelle condizioni.” (pag. 51)

Mentre lo leggevo ho pensato alla mia panchina preferita qui a Lugano, in una zona centrale ma discosta, luminosa e fronte lago. Alle mie spalle una banca, un bar, Casa Torre di Rino Tami, la Migros, il traffico e davanti a me il lago, le barche, il San Salvatore mangiato in due, la cintura fredda del lungolago. Quando non lavoro e ho voglia di stare fuori di casa ci vado la mattina presto e me ne vado verso le 10.30-11. Mi porto sempre con me qualcosa da leggere, la borraccia con l’acqua e un blocchetto di appunti. Non è detto che scriva o legga. Mi basta anche solo rimanere a guardare il lago e rilassarmi, cercando di cogliere l’attimo in cui un nibbio calerà in picchiata sullo specchio d’acqua per afferrare un pesce o invidiando coloro che stanno in mezzo al lago a pescare o imparano a governare una barca a vela.

“Non so quanto si possa considerare permalosa una piazza. Vero è che Paradeplatz, nel momento del bisogno, non si fa problemi a fartela pagare.” (pag. 67)

Circondato da un’umanità di ogni genere: la donna con le ciabatte bianchge che porta a spasso ai tre barboncini della padrona che poi la chiama al telefono per dirle di stirare quel tale vestito, i due tossici che sembrano usciti da un film di Kevin Smith che arrivano con le birre da mezzo litro e si mettono a parlare di calcio e politica prima di partire verso il parco e comprarsi la dose, i turisti che scattano foto all’orizzonte vestiti come se dovessero scalare l’Everest, le ragazze bellissime che si sistemano il trucco prima di andare in centro, gli spazzini che svuotano cestini o fumano la sigaretta nei pochi minuti di pausa discutendo con commessi e ausiliari del traffico, i pensionati che leggono i giornali gratuiti, i muratori del vicino cantiere che gridano e che quando passa una ragazza si zittiscono tutti per darsi un tono, un anziano tifoso del Lugano che mi chiede sempre “Come andrà quest’anno? Salvezza, te lo dico io, salvezza”, le mamme col volto tirato che cercano in tutti i modi di non far piangere il bambino nel passeggino, tantissimi cani che pisciano e cagano senza sosta, le anziane che rispondono alle domande complicatissime dei nipoti, le coppie che si baciano e si scattano selfie e lo vedi che hanno voglia di scopare, le donne di sessant’anni piene di tatuaggi e vestite come se lavorassero in un bordello, l’uomo che sta sempre al telefono e non capisco se abbia davvero i soldi o abbia solo voglia di farsi sentire, la donna fanatica della Settimana Enigmistica che si pulisce le orecchie con la punta della penna e tanti tanti altri che mi stanno offrendo alcuni spunti per un racconto.

E chissà tutti loro cosa penseranno di me, pallido, vestito di nero, con gli occhiali da sole, il cappellino nero.

Forse niente, forse avranno costruito una storia su di me, forse la mia presenza li infastidisce, forse sono diventato parte integrante del fondale, forse sono invisibile, non esisto.

E cosa penserà di noi il lago?

E perché sempre questo dannato preoccuparmi di cosa pensano gli altri di me? Questa sensazione di essere sempre osservato, studiato, frainteso, capito, amato, odiato, dimenticato, desiderato, deriso? Questa sfinitezza che provo sin da piccolo? Perché non posso semplicemente scomparire senza lasciare traccia? Perché non riesco a chiudere gli occhi senza ritrovare tutto quell’orrore che mi accompagna?

E perché non riesco a liberarmi di tutte le mie paure, pensieri negativi, ossessioni come quando me ne sto in acqua, trascinato dalla corrente? Cosa resterebbe di me? Forse niente. Forse solo una vita del cazzo e un conto in banca ridotto a zero.

Rimarranno tutti i miei libri.

Che pero’ mi piacerebbe vederli bruciare su una spiaggia.

“Paradeplatz è Paradeplatz. Ma è anche Paradeplatz. Seguendo Yari nel paese delle meraviglie, mi accorgo che le piazze sono almeno due: quella indaffarrata (scarpe lucide, borse di pelle, cravatte) e quella trasognata (agenti segreti, dame stilnoviste, brucaliffi). Perciò torniamo a Zurigo, mese dopo mese. E perciò scriviamo: per passare dal singolare al plurale. Così la prossima volta potremo darci appuntamento ai soliti posti.” (pag. 25)

Link: AndreaConsonniWrong


© Viceversaletteratura, 08.07.2021

A Zurigo, sulla luna
Dodici mesi in Paradeplatz
Yari Bernasconi, Andrea Fazioli

Recensione di Ariele Morinini

Anticipato sulle volanti pagine di un blog, il reportage narrativo A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz, scritto a quattro mani da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, trova ora una sistemazione libraria nel catalogo dell’editore Gabriele Capelli. L’opera, scandita in dodici episodi (più uno) e suggellata da un’appendice documentaria, nasce da un esperimento curioso, condotto assecondando un rigido programma:

“Nel 2018 siamo andati ogni mese in Paradeplatz, a Zurigo, restando un paio d’ore nella piazza per osservare tutto ciò che accadeva […] Questo libro è dunque un mosaico di materiali raccolti mese dopo mese: testi scritti a quattro mani, testi individuali ma rivisti vicendevolmente, fotografie, appunti, poesie.” (p. 4)

Guidati da questo disegno, i due scrittori hanno interrogato pazientemente, a scadenza mensile nel corso di un intero anno, un luogo simbolico della Zurigo delle banche e del capitale: la centralissima Paradeplatz. Come pittori en plein air, Bernasconi e Fazioli si sono misurati, in stagioni e con umori mutati, con i personaggi, le situazioni e le dinamiche che animano il più celebre crocevia della capitale economica elvetica. Ne risulta un’opera a un tempo esperienziale ed esistenziale, di descrizione e introspezione. Il libro muove infatti da un concetto archetipico dell’arte, quello dell’osservare per osservarsi: dalla cronaca di piazza si accede così all’intimità biografica, dalla presa diretta al recupero memoriale. E lo stereotipo, che rapidamente cede il passo all’imprevisto, viene sconfessato dalla quotidianità, colta di sorpresa dagli autori e fissata nei loro taccuini.
A Zurigo, sulla luna porta a compimento gli esperimenti letterari avviati in precedenza dai due scrittori, ognuno sul proprio tavolino, o meglio: sulla propria panchina. La cronaca di piazza combina l’osservazione empirica di Fazioli, sperimentata nella raccolta di racconti Succede sempre qualcosa (Casagrande, 2018), con le cartoline in versi di Bernasconi, reinterpretate con l’agio e il respiro dilatato della prosa. Nel libro le due scritture si rispondono e assecondano, finendo per fondersi e diventare una sola: tolta la sensibilità individuale per il ductus dell’uno o dell’altro, l’unico appiglio per distinguere le penne risiede nel colloquio che si instaura tra gli autori. Un colloquio solitamente mediato, che risuona disordinatamente tra le pagine e che solo in rari casi viene strutturato nel testo, ad esempio nel mese di Luglio:

“Yari, quale animale maggiormente ti piacque allo zoo di Zurigo?
§
Caro amico di penna, il gorilla è il mio animale preferito.” (p. 69)

Il dialogo attorno al quale si articola l’opera, muovendo progressivamente da una voce singolare a una plurale, non coinvolge unicamente i due scrittori e il circostante, ma si arricchisce con la lettura di una poesia riportata a testo, che accompagna gli autori in ogni incontro zurighese. Così, il componimento letterario, che spazia dalla contemporaneità al medioevo di San Francesco o di Guinizzelli, offre una chiave di lettura del reale e viceversa: i versi suggeriscono nuove interpretazioni del presente e il presente offre scorci inediti sulla poesia. Esemplari a tale proposito sono le rapide considerazioni degli autori sul Laudes creaturarum, attualizzato e collocato nel contesto di Paradeplatz:

“Sarà l’inesorabile bellezza di novembre, ma sono sfiduciato. Eppure, quasi ottocento anni fa, tale Giovanni di Pietro di Bernardone, umbro d’origine, sembrava nutrire una maggiore fiducia in quello che gli stava intorno, tanto da scrivere una delle poesie più memorabili fra le memorabili. Già. Chissà cosa direbbe oggi Francesco d’Assisi della sora nostra madre Terra. Siederebbe pure lui al riparo dalla pioggia, nel tripudio d’asfalto, rotaie e addobbi natalizi. Osserverebbe passare i fenicotteri rosa con le rampe a mollo in un blu-piscina pubblicitario, su uno dei tanti tram. Poserebbe lo sguardo sulle due alci dorate all’entrata del fioraio. Loderebbe il suo Signore per Paradeplatz. Poi, con una piccola dose – diciamo una punta – di cinismo, ricorderebbe una volta di più la sora nostra Morte corporale, | da la quale nullu homo vivente pò skappare. (p. 100)

Oltre alla presenza esplicita e programmatica, i riferimenti letterari sono diffusi ed emergono qua e là nella prosa di A Zurigo, sulla luna, stratificando la descrizione del circostante e dando profondità alle relative riflessioni. Spigolando nel testo, si veda il dantesco «Cleopatràs lussurïosa» di Inferno V 63 (p. 90) o i paragrafi trascritti da Il sergente Studer (p. 100) e da Il grafico della febbre (p. 101) di Friederich Glauser, caro a Fazioli: a riprova della stringente relazione di questa opera con i cantieri degli autori.
Dalla specola di Paradeplatz, come anticipato, la cronaca valorizza l’unicità dell’attimo, la singolarità di ogni evento, in un ventaglio irriducibile e imprevedibile di possibilità, che invitano alla riflessione. L’osservazione diventa allora il pretesto per convocare sulla pagina un repertorio aneddotico o per sistemare gli appunti diaristici in uno sviluppo riflessivo articolato e armonizzato. Fra i numerosi esempi, è rappresentativo l’incipit del secondo paragrafo di Aprile, nel quale la contingenza suggerisce a Fazioli l’equazione di Schrödinger come chiave d’interpretazione della realtà presente, introdotta nel testo con un excursus:

“Facciamo un passo indietro. Nel 1926, a Zurigo, Erwin Schrödinger scrisse un’equazione differenziale per ciascuna funzione d’onda quantistica. Leggenda vuole che l’ispirazione gli sia venuta mentre contemplava le increspature sulla superficie dell’acqua nella piscina del Dodler. In realtà, a quanto sembra, Schrödinger andava al Dodler soprattutto per guardare le ragazze in costume (ma è pur sempre faccenda di curve)”. (p. 40)

Solo in alcuni paragrafi la descrizione equivale invece al resoconto, alla registrazione del campo del visibile, dando forma a combinazioni asindetiche non prive di interesse; un interesse insito nella ricchezza e nella vitalità stessa della quotidianità ritratta:

“Altre cose viste: due ragazze che si scattano un selfie davanti ai bancomat; un cieco che entra da Lindt & Sprüngli; ventinove fra uomini e donne che camminano con un bastone (compreso il cieco); due scolaresche; un uomo che si soffia il naso nella maglietta; un mozzicone di sigaro cubano in un vaso; una donna con un velo ciclamino; una madre che sprona i figli a camminare gridando, in italiano «È laggiù la fontanella!»; tredici carrozzine, innumerevoli cravatte; nuvole; bandiere; un elefante a rovescio; due monaci buddisti con l’ombrello; un carretto a pedali che trasporta champagne; due donne che indossano abiti dello stesso colore del cielo; un candelabro; cani; sigarette; ciclisti; un uomo altissimo.” (p. 60)

Come suggerisce il brano citato, la registrazione dell’esperienza vissuta in Paradeplatz avviene per note che i pescitaccuino (il neologismo, che àltera un’invenzione lessicale di Salinger, definisce gli osservatori a loro volta osservati, p. 29) appuntano sui loro quaderni. Tale procedura operativa è testimoniata dall’appendice documentaria collocata in calce all’opera: valorizzando questo materiale di lavoro, gli autori riferiscono anche del “vuoto”, di tutto quello che non è stato trattenuto sulla pagina, delle possibilità offerte da una realtà stratificata e inevitabilmente interpretata dallo sguardo del singolo. Nell’economia complessiva, più che per portare a compimento il libro, gli appunti finali, nei quali come detto si intravvedono i nodi al rovescio del tappeto, sembrano ammiccare al lettore e suggerire collazioni e potenziali ricostruzioni genetiche. In questo senso, la scelta di accludere le postille certifica da un lato l’origine diaristica dell’opera e dall’altro la sua dimensione letteraria: riprendendo l’analogia impiegata sopra, nello scarto tra scartafaccio e testo vanno riconosciuti i momenti di peinture d’atelier, di lavoro a tavolino. Si veda, ad esempio, il divario tra l’annotazione e il suo corrispettivo a testo, mediato dall’elaborazione letteraria (e dalla rielaborazione mnemonica, forse), di un paragrafo di Dicembre:

“Si materializza una limousine. Scende un idiota in completo scuro, masticando la cicca.” (p. 140)

“Da una limousine tirata a lucido scende un individuo sicuro di sé, dallo sguardo sfacciatamente determinato. Mastica una gomma sbattendo la bocca, con un gesto che mette in evidenza i muscoli della mascella.” (p. 109)

Tolto il divertissement filologico, a fianco di alcune note estremamente sintetiche, si veda tra le altre il salace «limone stilnovista» (p. 122), suggerito dalla lettura della poesia di Guinizzelli, alcuni appunti, meritevoli di lettura in quanto tali, sono invece articolati e sviluppano una tensione lirica propria:

“Ci sono momenti di silenzio nei quali la piazza sembra respirare, come un nuotatore che riemerga da un’immersione. Il suono delle voci e quello delle campane riguadagnano la piazza, come un ricordo dimenticato, un sogno di cose perdute sognato nelle prime ore del mattino, prima di svegliarsi.” (p. 131)

Da ultimo, nel libro l’apparato fotografico, stabilendo una connessione diretta tra l’esperienza di piazza e la sua elaborazione testuale, fa da cerniera tra l’appunto e la lezione definitiva, oltre che fungere, in un qualche modo, da testimonianza.

In conclusione, A Zurigo, sulla luna di Bernasconi e Fazioli è un libro che dimostra una grande fiducia, oltre che nell’osservazione del reale, nella scrittura. Quest’ultima è un’opera che accoglie di buon grado la sfida di dare senso alla quotidianità, anche la più dimessa e occasionale, nella quale, ci insegnano gli autori con il loro sguardo attento, si trovano imprevedibili soluzioni vitalistiche. La letteratura, con questo libro, che riesce al contempo spontaneo e profondo, rivendica un’importante funzione conoscitiva, esercitata con sorridente curiosità.

Link: Viceversaletteratura


© Alice, RSI RETE DUE, 12.06.2021

“A Zurigo, sulla luna”
Con Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, al microfono di Massimo Zenari

Prima parte:

Seconda parte:

Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.


© minima&moralia, 04.06.2021

Dodici mesi in Paradeplatz, flâneur a Zurigo
di Simone Bachechi

Strano oggetto A Zurigo, sulla luna – Dodici mesi in Paradeplatz, il volume scritto a quattro mani dagli svizzeri “italiani” Yari Bernasconi, nato a Lugano e da Andrea Fazioli, nato a Bellinzona, volume uscito lo scorso aprile per Gabriele Capelli, editore altrettanto svizzero “italiano”.

L’iconica piazza di Zurigo è scandagliata dalla penna dei due autori ticinesi, uno (Bernasconi) più propriamente poeta, l’altro (Fazioli) già autore di romanzi e raccolte di racconti, più legato alla prosa. Ne viene fuori un reportage letterario di difficile catalogazione, tanti bozzetti che ricordano un celebre scrittore zurighese: Max Frisch.

Come Monet ha dipinto la Cattedrale di Rouen seguendo la luce del giorno durante lo scorrere delle sue ore, così i due autori si recano nella celebre piazza della capitale svizzera a partire dal gennaio del 2018 e per ogni mese di quell’anno, fino a ritornarci nel gennaio del 2021, poco prima che i loro resoconti diventassero questo libro, da un altro lato, da un Andere Seite (Seite in tedesco significa pagina), in piena pandemia, per osservarla ancora da un altro punto di vista.

I resoconti mensili che i due autori armati dei loro taccuini riescono a mettere sulla pagina sulla celebre piazza di Zurigo sembrano un pretesto per parlare di poesia e letteratura, infatti a ogni loro incontro portano sempre con se una poesia diversa di autori classici o contemporanei, convinti che questa abbia sempre da dire qualcosa sulla realtà che ci circonda. Troveremo quindi all’interno del volume componimenti in versi di poeti medievali quali Guido Guinizzelli, ottave di Ludovico Ariosto dall’Orlando Furioso, poesie di Anna Achmatova, Gianni Rodari, Mario Luzi, fino al Cantico di Frate Sole di San Francesco d’Assisi, e altri meno noti poeti, quasi dei controcanti all’osservazione della vita frenetica e il vario e distratto viavai che si svolge nella piazza delle banche di Zurigo, con i minimi avvenimenti che vi hanno luogo, tra ragazze stilnoviste, sosia di Bukowski, ragazze che a luglio fanno schioccare le infradito, turisti che danno un tocco di colore alla altrimenti grigia piazza della finanza, uomini in cravatta più in sintonia con l’ambiente e guide turistiche che confermano in ogni caso che “Hier is das Geld”. Il tutto nel trambusto cittadino di camion della nettezza e l’incessante transito dei tram, perché Paradeplatz è un luogo di passaggio nel quale la gente non è abituata a fermarsi, immateriale come il denaro che pure vi circola, perché nonostante tutto “Paradeplatz rimane un luogo di potere e di soldi”.

Gli autori, due moderni flâneur, con due linguaggi diversi, l’uno con quello della poesia, attento a cogliere le minime sfumature, l’altro con quello della prosa, fluente e evocativa e che dimostra che con i suoi migliori esiti può reggere il passo della poesia, cercano di rendere narrativamente con la precisione e il lirismo dell’occhio fotografico di un Wenders al meglio della sua espressività il visibile e l’invisibile di Paradeplatz, compresa quella parte che sta “sulla luna”, che scaturisce dalla crepa nel visibile della piazza, per scoprirne un’altra, per esteso un’altra realtà oltre la superficie patinata delle boutiques e delle banche, perché lungi dal manifestarsi come un non luogo, agli occhi dei due narratori la piazza assume le sembianze di un luogo di confine tra il visibile e l’invisibile:

“L’azione di scrutare la Paradeplatz esterna, cercando di captare il suo ritmo, dischiude le vie che portano a quella intima, invisibile”

fino a una Paradeplatz più segreta, nascosta e in ogni caso fuori dallo stereotipo, colta dagli autori nell’alternarsi delle stagioni e dei dodici mesi, gli “episodi” che sono i capitoli del volume.

Il percorso dei due autori si snoda in un’osservazione intercalata da suggestioni poetiche e letterarie. Da citare alcuni versi di Franco Fortini:

“Gli oppressi / sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli / parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso / credo di non sapere più di chi è la colpa.”

fino ad arrivare a più intime e personali speculazioni di tipo esistenziale del tipo:

“Invece siamo molto più spesso quello che non possiamo diventare e quello che non siamo riusciti a fare”

oppure

“La vita potrebbe essere proprio una parentesi quadra dove inscatolare tutti gli incontri che si fanno per strada o nei libri. Creature con cui si sorride, si soffre si mangia. E alla fine non sai se sei tu a essere loro o loro a essere te. Confondi la tua voce con quella degli altri”

domandandosi ancora se quello che si sta osservando sia reale o se ci sia dell’altro:

“Sono nove mesi che torniamo in Paradeplatz, eppure a volte mi sembra di non averla ancora mai vista“

Oppure fino a più semplici domande:

“Pourquoi ici” citando il titolo di una poesia qui riportata.

La consapevolezza nasce dall’osservazione di coloro che attraversano quella piazza che diventa icastica, una grande metafora del mondo intero, perché in fondo Paradeplatz è Paradeplatz, una tautologia, perché come suggeriscono gli autori il mondo e nemmeno Zurigo, e tantomeno una sua piazza va spiegata, basta esserci, insieme a quelle presenze che hanno la consistenza di fantasmi, o amici che si trovano nella piazza, smarriti, indolenti e che si scambiano parole tacendo, solo con gli occhi, magari mentre soffia il Favonio, un vento estivo che fa diventare tutti matti o osservando gli alberi di Natale schierati sopra il tetto della UBS che sembrano un plotone di esecuzione, realizzando infine che Paradeplatz non è che uno svincolo “un posto da cui si deve transitare per raggiungere una destinazione” che nel caso dei due è il capolinea del tram, dal centro verso quella periferia, con quel fascino di una città che lentamente diventa campagna, come in una canzone di Paolo Conte.

“Uno snodo ferroviario, incrocio per i tram della città, un triangolo freddo, luogo di passaggio. Tutto fuorché gradevole. A nessuno viene in mente di fermarsi”

Nella resa fotografica del “falso” movimento di Paradeplatz Bernasconi e Fazioli riescono a cogliere dall’apparente banale quotidianità quel tanto di fantastico e inaspettato che è proprio di ogni testo letterario che si rispetti. Lo fanno con un andamento staccato e strappato che trova espressione nel resoconto del volume che scaturisce dai taccuini dei dodici mesi messi riportati nel finale, avanzi di scrittura, pezzi rimasti fuori eppure finiti dentro, venendo rielaborati, una piccola appendice o libro nel libro di questo singolare viaggio. Da uno di quegli appunti dei taccuini emerge forse il vero intento poetico dell’opera:

“La scrittura come mezzo che ti consente sia pure fuggevolmente di abitare un luogo”

e la domanda che i due si pongono sul perché del loro girovagare e dell’essersi dati appuntamento ogni mese in una piazza lontano da casa:

“Ma non abbiamo niente di meglio da fare?”

Forse la domanda che prima o poi chiunque scriva è condannato a porsi.

Link: minima&moralia


© Internazionale, 28.05.2021

“A Zurigo, sulla luna” – “Internazionale” del 28.05.2021.

a zurigo internazionale piccolo

a zurigo internazionale grande


© Tutorial, RSI RETE UNO, 28.05.2021

Intervista a Yari Bernasconi e Andrea Fazioli
a cura di Daniele Oldani

Per gentile autorizzazione della RSI Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.


© Ticino7, 22.05.2021

Tra sinfonie e stridori urbani
di Cristina Pinho

Il tentativo – poetico, ironico, disilluso – di abitare una piazza con la scrittura. Per connettersi con uno scorcio di mondo e farvi parte.

Due scrittori muniti di taccuino e un luogo in cui tornare con scadenza regolare a osservare il transito esistenziale della gente e quello dei propri pensieri. È nato così il reportage letterario modulato su due voci intercalate A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz. Nel 2018 una volta al mese Yari Bernasconi e Andrea Fazioli si sono incontrati nella famosa piazza, portando ogni volta con sé una poesia da leggere. Vi sono rimasti un paio d’ore su una panchina e nei dintorni con l’intento di osservare quella porzione di universo. Puntellata di banche e vetrine, Paradeplatz è dove “stanno i soldi” – si sente dire da una guida turistica – ed è attraversata da un continuo sferragliare di tram che inghiottono e riversano gente per strada. Un luogo di passaggio, dunque: “Chi giunge qui sembra avere solo voglia di ripartire”.
In controtendenza, i due autori si fermano a scrutare il viavai fatto di apparizioni fugaci, come la “passante” di Baudelaire, e di altre che indugiano, come “i barcollanti”.

Una “quotidianità altrui di cui ogni tanto si indovina qualcosa, più spesso non si capisce nulla”. Allora la mente porta a intessere scenari alternativi e nei loro resoconti fanno apparizione anche personaggi nati dalle libere associazioni della fantasia: c’è Kurt Vonnegut che viaggia nel tempo, un agente segreto in incognito, una misteriosa dama in giallo da seguire. E così alla piazza indaffarata si accosta quella trasognata. Un’evasione che va fin sulla luna, dov’è finito il senno dell’Orlando Furioso.

Atti di presenza
E proprio i versi portati all’appuntamento si dipanano e riecheggiano nelle pagine, facendosi lenti dalle quali
guardare il mondo circostante e riflettere sul rapporto con esso. Al contempo i due scrittori sostano nel flusso di pensieri che attraversa i loro paesaggi interiori. E in quell’affollata solitudine si fanno continue domande.
Cos’è una piazza, che funzione ha, come abitarla? Cosa significa essere forestieri, sentirsi stranieri, parlare lingue diverse? Cosa sono l’appartenenza, il radicamento? Che senso ha questo progetto? Il tentativo di fissare il mondo nel taccuino risponde pure al bisogno di prendersi il tempo di confrontarsi con i propri stati d’animo, le malinconie, le preoccupazioni; capirsi e conoscersi. Anche se “forse il problema non è tanto comprendere, quanto essere nel mondo, con il mondo, parte del mondo”.
A ogni ritorno, “il solito posto” si trasfigura dando vita a un diverso avvicendarsi di sinfonie e stridori urbani.
Il mutare delle stagioni incide sul suo aspetto con le manifestazioni del meteo, la luce, i suoni, le tonalità, l’arrivo dei fiori, dei colori, della spensieratezza e il loro andarsene che caratterizzano la tela di fondo della piazza. Ed evolve pure il rapporto dei due scrittori con questo svincolo cittadino: “Al decimo mese Paradeplatz sembra essere diventata un approdo”. Come cornice degli episodi si trova il viaggio, compiuto in treno per raggiungere e lasciare Zurigo: Yari da Berna, Andrea da Bellinzona. Un pendolarismo fatto di aspettative e
rielaborazione del vissuto, di ulteriori sguardi sulla gente che si incrocia nei reticoli che ricoprono il mondo. Strade, mezzi di trasporto, telecomunicazioni, che facilitano la vita ma possono anche irretirla. Gli autori ci rivelano le trame sotto l’ordinario, acquattate dietro le apparenze, con una scrittura leggera, ironica e poetica che crea scorci sulla bellezza e scava nel dolore, aprendo sentieri interpretativi anche sulle nostre vite.


© Circolo dei libri, 21.05.2021

Vediamoci in Paradeplatz

A Zurigo, sulla luna

Un libro a suo modo narrativo, a quattro mani, un divertimento personale e letterario di due amici che per un anno, partendo uno da Berna e l’altro da Bellinzona, si sono incontrati ogni mese per due ore nella piazza più ricca della Svizzera (nel gioco del Monopoly e nella realtà): Paradeplatz a Zurigo.

Ecco una presentazione apparsa sul quotidiano “La Regione”:

Per un anno intero due scrittori, un poeta e un narratore, si sono incontrati a Paradeplatz, a Zurigo, e armati di taccuino e di una poesia ogni volta diversa, scelta per l’occasione, hanno scoperto la folla d’inaspettati personaggi che popolano il centro nevralgico della finanza svizzera. Curiosità che, unita a soldi e ricchezza, trasforma Paradeplatz in un luogo insieme intimo e selvaggio. È questa, a grandi linee, la genesi di ‘A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz’ di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli (Gabriele Capelli edizioni), reportage letterario in dodici episodi che in equilibrio tra cronaca e versi, riflessioni e filastrocche, calato sull’umanità varia che abita le “piazze delle banche”. “Volevamo rispondere alla domanda ‘Che cos’è una piazza?‘ – spiegano gli autori – e abbiamo deciso di farlo esplorando uno dei luoghi più connotati di Zurigo, e probabilmente d’Europa, Paradeplatz, la piazza delle banche, dove pulsa la finanza svizzera. Ci siamo detti: chissà com’è e che cos’è davvero questo posto, dietro la cortina dei luoghi comuni. Senza sapere veramente dove saremmo andati, abbiamo iniziato a incontrarci in piazza. Ne è risultato un mosaico di materiali diversi, raccolti mese dopo mese: testi scritti a quattro mani, testi individuali ma rivisti vicendevolmente, fotografie, appunti, poesie… E abbiamo scoperto presto che l’esplorazione della piazza era anche un’esplorazione dentro di noi. Questo libro, in fondo, è anche la storia di un’esperienza comune, di due scritture che diventano una”. (La Regione).

Link: Circolo dei libri


© il venerdì – la Repubblica, 21.05.2021

“A Zurigo, sulla luna” tra i libri segnalati su “il venerdì” di Repubblica.

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Link: il venerdì – la Repubblica


© SoloLibri.net, 19.05.2021

Recensioni di libri
A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli
di Mario Bonanno

Gabriele Capelli Editore, 2021 – Yari Bernasconi e Andrea Fazioli si danno appuntamento un giorno al mese per un intero anno nell’opulenta Paradeplatz, e il loro appuntamento è una sfida all’apparenza.

Un poeta, uno scrittore, e una piazza. Non una piazza qualsiasi, Paradeplatz. La piazza di Zurigo, crocevia di tram e sede, soprattutto, delle più grandi banche della Svizzera. Il poeta e lo scrittore intendono intercettarne i palpiti di umanità, sottotraccia ai ritmi monetari che ne determinano la fama. Ne viene fuori un libro insolito al punto da risultare raro. Si intitola A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz (Gabriele Capelli Editore, 2021), e prova come la “luna” possa trovarsi a volte, là dove meno te l’aspetti: dimensioni lunari (cioè altre, cioè umaniste, cioè comuni e un filino poetiche), persino nel luogo deputato al lusso e alla ricchezza.

Il poeta in questione è Yari Bernasconi, e il dio delle piccole cose gli renda merito per il suo sguardo attento alle sfumature, e per il suono che fa fare alle parole. Lo scrittore è Andrea Fazioli e dimostra come anche la buona prosa possa reggere il passo della poesia. Attenti però che non c’è traccia di melensaggine in questo libro: nell’asciuttezza esatta delle frasi risiede anzi il nucleo fondante di una (non)storia elegiaca senza elegia: essere nella piazza (un giorno al mese per un anno) senza altri intenti che inquadrarne ciò che sfugge a prima vista, tratteggiarne le declinazioni – umane, stagionali –, farne spunto di viaggio interiore: l’esser-ci-e-basta contro l’esser-ci-per.

“Mi siedo. Sono stanco. Il cervello lavora per ricostruire lo spazio. Immaginando la distanza fra le persone, i palazzi delle banche, il volto di una madre che spinge una carrozzina. Ma nello stesso tempo, con poca fatica, il cervello immagina mia madre: i suoi denti bianchi quando ride, il velo ciclamino dei giorni di festa, le sue mani che impastano la farina. Mia madre, morta da anni, scivola in mezzo a un gruppo di ragazzi in gita scolastica. Il cielo senza confini non è più remoto del piccione che beccheggia a pochi centimetri dalle mie scarpe.” (pag. 58)

Yari Bernasconi e Andrea Fazioli si danno appuntamento un giorno al mese per un intero anno nell’opulenta Paradeplatz, e il loro appuntamento è insomma una sfida all’apparenza. I taccuini e una poesia per volta, contraltari alla frenesia di una piazza in (falso) movimento fra cravatte, tacchi alti e ventiquattrore. Il reportage è più interno che esterno, un viaggio sghembo nell’altra Paradeplatz, suggerito da “passaggi segreti” e passaggi di tempo, “fanciulle stilnoviste”, “militari in libera uscita”, e “lanciatori di sigarette”. Tutto quello che il turista comune non coglie, e una guida turistica tace per convenzione.

A Zurigo, sulla luna è stata, in ultimo, una piacevole sorpresa: un libro lirico ma non stucchevole, bello senza ostentazione, profondo senza proclami.

Link: SoloLibri


© Cooperazione n. 20, 18.05.2021

Tempo libero – Bestseller

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© Rivista Hub n. 5, Maggio 2021

Letture
Sulla luna, fra i tram e le cravatte di Paradeplatz
di Arturo Riva

Sono, questi, appuntamenti d’affinità elettiva: verso una città, verso i libri che si portano nel tascapane, quasi degli amuleti, e addirittura d’amicizia verso la folla, non quella oscena e biopolitica delle megalopoli né quella «pazza» degli scrittori romantici, ma la dolce folla solitaria di un Georges Perec, che nell’ottobre del 1974 sedette per tre giorni consecutivi nei caffè e sulle panchine di place Saint-Sulpice, a Parigi, ricavandone il celebre Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, veloce quaderno d’insignificanze.
Più esploso nel tempo, e negli abbracci di una prosa intimista che ricorda il bagliore degli schermi dei laptop sui treni della sera, lontano dunque dall’istantaneo taccuino di Perec, e quasi d’intento rovesciato, è A Zurigo, sulla luna di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, che per un anno intero si sono incontrati, una volta al mese, a Paradeplatz.
Un saggio di natura sperimentale ed esistenziale, tra parole e immagini, su una piazza che è un protocollo di civiltà, che ha diritto di veto sulla fantasia, che è un testimone oculare («Hier ist das Geld») e che proprio per questo si presta non tanto alla flânerie ma allo sguardo da outsider: «In fondo, anche la familiarità con Paradeplatz è una nostra proiezione».
In altre e poche parole: un saggio sull’amicizia.

Link: Hub/Corriere del Ticino


© Il Quotidiano del Sud (Ed. Irpinia), 11.05.2021

zurigo quotid del sud


© Rockerilla, 01.05.2021

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© Radio Lombardia, Lombardia in Libreria, 04.05.2021

“A Zurigo sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz”
Paola Farina

“A Zurigo sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz” di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli
(Gabriele Capelli Editore) è un reportage letterario , dopo un anno di osservazione nella piazza più celebre in Svizzera: Paradeplatz, a Zurigo, centro nevralgico della finanza. In un racconto a episodi, gli autori-osservatori rivelano un luogo inaspettato: fra tallieur, cravatte e ventiquattrore, scoprono una folla di personaggi curiosi e inaspettati. Paradeplatz non è più solo la “piazza dei soldi” ma un luogo intimo e selvaggio, sospeso tra realtà e immaginazione.

Ascolta l’intervista ai due autori: Intervista Radio Lombardia


© L’Osservatore, 01.05.2021

Paradeplatz, è qui l’universo
di Manuela Camponovo

Dal Blog al libro, l’ormai coppia creativa, Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, ha portato dall’online alla carta il curioso e originale progetto legato a Paradeplatz, piazza iconica e simbolica zurighese. Ogni mese, attraverso le stagioni e il tempo, nel 2018 gli scrittori si erano dati appuntamento lì, come osservatori, esploratori. Un viaggio, a suo modo, che pone diverse stratificazioni di lettura, anche tecnicamente come viene suggerito nelle “Istruzioni per l’uso”, la più classica è quella di seguire l’avventura pagina dopo pagina. I due sono legati da certe scambievoli affinità, la passione per l’investigazione ad esempio, per il mistero, per l’attribuzione fantastica all’apparentemente banale quotidianità che, se si sa cogliere, esprime sempre un sottofondo di inaspettato. La piazza in questo caso è un perfetto esempio di nonluogo, come può esserlo un aeroporto, la più composita eterogeneità di persone che l’attraversano, diverse e nuove. In un attimo, solo gli autori, provvisti di taccuino, sono già “vecchi”, fermi lì, a guardare quel vertiginoso movimento facilmente paragonabile ad un concentrato di mondo e alla vita stessa; lì, con il loro bagaglio di riferimenti poetici e letterari, meditazioni filosofiche o giocose, che possono impunemente passare dalla nota di costume alla meccanica quantistica in una divertente ma anche sapiente macedonia testuale, a cui anche il lettore è chiamato a partecipare. Mentre i passanti diventano personaggi di un immaginario altrove, forse il tema dominante tra riflesso e riflessione, è la specularità, di osservatori e osservati, come in un acquario, oppure nell’“effetto treno”, in questo caso tram, chi sale, chi scende, chi aspetta, infinito potrebbe essere il concatenarsi di metafore, ma attraverso lo specchio dei finestrini, s’intromettono universi paralleli e mistificanti, nell’equivoca sembianza di immobilità e movimento. E nell’identificarsi con i soggetti, esternointerno, prendere gli altri per prendere se stessi. Fanno parte di questo intrico di eventi, anche ritardi, smarrimenti, incontri mancati o a distanza, mediati da un’altra specularità, data dallo schermo del cellulare. Oltre a citarsi a vicenda (i passaggi in cui si capisce chi scrive cosa), Bernasconi e Fazioli trasformano la piazza fisica (non dimentichiamo “piazza” finanziaria) in luogo della mente e della memoria, in una parata felliniana di colori e stravaganze, di allegra e disperante malinconia dove ovviamente non manca il ventoso seme della follia.

In quest’epoca di pandemia dove, a parte tutti i problemi che conosciamo, molti subiscono la frustrazione di non poter viaggiare e sognano mete esotiche, questo libro ci mostra che appena là fuori esiste tutto un mondo da scoprire, basta saper guardare.

«Altre cose viste: due ragazze che si scattano un selfie davanti ai bancomat; un cieco che entra da Lindt & Sprüngli; ventinove fra uomini e donne che camminano con un bastone (compreso il cieco); due scolaresche; un uomo che si soffia il naso nella maglietta; un mozzicone di sigaro cubano in un vaso; una donna con un velo ciclamino (…) tredici carrozzine; innumerevoli cravatte; nuvole; bandiere; un elefante a rovescio; due monaci buddisti con l’ombrello…».

Link: L’Osservatore


© Convenzionali, 01.05.2021

“A Zurigo, sulla luna”
di Gabriele Ottaviani

Sono spuntate le foglie. Anche sugli sparuti alberi di Paradeplatz.

A Zurigo, sulla luna – Dodici mesi in Paradeplatz, Yari Bernasconi, Andrea Fazioli, Gabriele Capelli editore.

Uno dei luoghi più celebri e peculiari di Zurigo, il centro della finanza globale, Paradeplatz, è il luogo in cui due scrittori, armati di una poesia di volta in volta scelta per l’occasione e dei loro taccuini, si incontrano una volta al mese per un anno.
Per dialogare, comunicare, raccontare cosa sia una piazza, luogo dell’anima e non solo: in un tempo in cui abbiamo dovuto imparare a restare distanti e siamo diventati più soli e diffidenti, un volume lirico, intimo e necessario.

Link: Convenzionali


© La Lettrice Assorta, 22.04.2021

A ZURIGO, SULLA LUNA – dodici mesi in Paradeplaz di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli

Molto interessante questo reportage letterario di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, scritto dopo un anno di osservazione nella piazza più rinomata di Zurigo: Paradeplatz, cuore pulsante della finanza.

Gli autori raccontano attraverso citazioni, fotografie, poesie e varie suggestioni, il fascino e il richiamo che questo luogo esercita su di loro e lo fanno con grande sensibilità e un punto di vista ironico e sagace.

“E’ un luogo promettente. Ma è anche indecifrabile. Forse perchè i luoghi, se li guardi a lungo, diventano tutti misteriosi. A che cosa serve una piazza? Ad allontanarsene, a sostare, a pensare… Qual è il suo vero scopo?.”

Oltre l’impassibile solennità e l’affettata cortesia, al di là dell’immagine del potere e denaro, Paradeplatz si svela nei suoi aspetti inediti fatti di dettagli di colori, sfaccettature e piccole scene che si sciolgono in pochi secondi. Da semplici osservatori, gli autori diventano parte integrante del tessuto della piazza, con la quale instaurano un rapporto specialissimo e traggono spunti di ispirazione, idee e migliore conoscenza di sé.

Nella parte finale del libro, si trova una raccolta di appunti in ordine sparso, a conferire un ulteriore senso di verità e maggiore impatto alle pagine.

Un’interessante lettura a episodi sulla cosidetta “piazza delle banche”, le sue trasformazioni attraverso le stagioni e gli svariati personaggi che le gravitano intorno.

Linlk: La Lettrice Assorta


© Modulazioni Temporali, 19.04.2021

“A Zurigo sulla luna” – Un prosimetro sulla Svizzera e sulla poesia
By Valeria Vite

“A Zurigo sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz” è un affascinante prosimetro che omaggia la Svizzera e la poesia. Scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, pubblicato da Gabriele Capelli Editore (2021, pp. 144, euro 16). Un capitolo introduttivo racconta che l’opera si ispira a fatti realmente accaduti. “Nel 2018 siamo andati ogni mese in Paradeplatz, a Zurigo, restando un paio d’ore nella piazza per osservare tutto ciò che accadeva. Portavamo ogni volta una poesia diversa di autori classici o contemporanei, convinti che i versi hanno sempre qualcosa da dire sulla realtà intorno a noi”.

Gli autori
Le riflessioni degli autori sono molto poetiche, così come sono molto suggestive le poesie dei grandi poeti che compaiono all’interno dell’opera, una per capitolo: Fabio Donalisio, «dire le cose non è raccontarle e»; Guido Guinizzelli, «Io voglio del ver la mia donna laudare»; Gianluca D’Andrea, Acquario; Mariagiorgia Ulbar, «Torno dove termina la strada»; Gianni Rodari, «Chi ha torto tira dritto»; Ludovico Ariosto, l’ottava «Le lacrime e i sospiri degli amanti»; Anna Achmatova, «No, non sotto un cielo straniero»; Faraj Bayrakdar, «Io e il mio io»; Federico Hindermann, «Vivi tra molti»; Mario Luzi, «Sbrìgati»; Francesco d’Assisi, Laudes Creaturarum o Canticum fratris Solis; Anne Perrier, «Oh rompere gli indugi». I poeti inseriti nell’opera sono molto eterogenei, infatti compaiono sia autori medievali sia autori contemporanei, sono sia uomini sia donne e compare anche un grande autore di filastrocche per bambini, Gianni Rodari.

La città, Zurigo
Grande protagonista è Zurigo, ma il paesaggio svizzero non viene descritto, ma viene semplicemente evocato dai toponimi o da qualche frase in tedesco. Paradeplatz potrebbe dunque essere la piazza di una qualunque capitale europea attraversata da tram e da turisti provenienti da ogni parte del mondo. Ciò che gli autori vogliono osservare non sono le bellezze architettoniche, ma le persone, personaggi che compaiono velocemente nel loro campo visivo, il tempo di salire su un tram o di attraversare la strada. La vera poesia della piazza sono le storie non raccontate dei passanti e i loro sguardi assorti.

“Mentre eravamo seduti a leggere, siamo invecchiati in fretta. Quando alziamo gli occhi, ci accorgiamo che tutte le persone intorno sono nuove. All’improvviso, sento l’impulso di salire sul primo tram, magari quello diretto allo zoo o a Frankental. Del resto, sulle fiancate dei tram le pubblicità sbandierano panda, koala e viaggi da sogno a Singapore. Ma ci sono binari che non vedremo e luoghi che, forse, esistono proprio perché non ci saremo. Un’altra pubblicità tranviaria dice: The show must go wrong”.

Il Tempo
Un altro aspetto molto importante dell’opera è il tempo, infatti i capitoli sono dodici, uno per ogni mese dell’anno, e gli autori descrivono il lento ma inesorabile trascorrere delle stagioni, che muta l’aspetto della piazza. “Oggi però non stiamo camminando: stiamo annaspando nella tormenta, scivolando sul suolo impiastrato di fango e di neve, incappucciati nei nostri giacconi che ricoprono strati di tessuto anche sorprendenti (dalla canottiera di lana alla calzamaglia termica). Le mascherine mediche imposte dalla pandemia di COVID-19 nascondono il resto, a eccezione della striscia degli occhi. La Bahnhofstrasse, sferzata dalle raffiche di vento, diventa una steppa innevata. Le poche persone che incrociamo sono ombre di passaggio, coperte dalla testa ai piedi. Le vetrine dei negozi chiusi riflettono la nostra andatura”.

All’inizio di ogni capitolo, dopo alcune righe introduttive, compaiono delle fotografie che gli autori hanno scattato con i cellulari durante la lettura delle poesie in piazza. Si tratta di immagini molto suggestive, che evocano l’anima metropolitana di Zurigo. Pur non essendo fotografi di professione, gli autori hanno dato prova di grande talento.

“Come levare tutti gli schermi, i veli, tutte le corazze, le cotte di maglia, i giubbotti antiproiettili sotto cui nascondiamo il nostro io? Come arrivare all’essenza della nostra identità, a quello che Georges Simenon chiamava l’homme tout nu? È difficile guardare noi stessi per quello che siamo, semplicemente, senza inganni. È difficile anche guardare gli altri. Ma non solo le persone; perfino i luoghi tendono a nascondersi nel momento stesso in cui li visitiamo: sono nove mesi che torniamo in Paradeplatz, eppure a volte mi sembra di non averla ancora mai vista”.

Nonostante la presenza di riflessioni profonde e di poesie complesse, l’opera è molto scorrevole. Si tratta di un’occasione per conoscere meglio Zurigo e il suo nuovo volto internazionale, assaporando l’eternità della poesia.

Link: Modulazioni Temporali


© TIO/20minuti, 19.04.2021

Nel luogo più caro del Monopoly, con gli impiegati senza giacca
“A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz”. L’opera curiosa realizzata da Andrea Fazioli e Yari Bernasconi.
Un testo che ha un valore sociologico importante. Radiografia di una piazza che vorrebbe essere in un modo. Ma che non ci riesce mai fino in fondo. Ecco alcuni retroscena inediti.
di Patrick Mancini

BELLINZONA – Si sono dati appuntamento una volta al mese lì, nella piazza che nel gioco del Monopoly rappresenta il luogo più caro. Ogni volta, un paio d’ore per osservare, per buttare giù pensieri. È così che nasce “A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz” (Gabriele Capelli Editore), libro a quattro mani realizzato dagli scrittori ticinesi Andrea Fazioli e Yari Bernasconi. «Paradeplatz – spiega Fazioli, classe 1978 – è nota come piazza finanziaria per eccellenza. Ma è anche piena di sorprese, se non contraddizioni».

Correva l’anno 2018… – È un testo particolare quello appena uscito nelle librerie della Svizzera italiana. Riporta il viaggio interiore di due amici che si incontrano puntualmente nello stesso posto. Per 12 mesi consecutivi nel corso del 2018. Agli autori Tio/20Minuti ha chiesto di rievocare qualche aneddoto inedito. «Siamo partiti ingenuamente con l’intenzione di osservare il mondo – ricorda Bernasconi, 38 anni – e abbiamo finito per guardare anche dentro di noi, come un viaggio interiore. Del resto viaggiare è sempre un modo formidabile per rimettersi in discussione».

Un impegno costante – Come se quella in fondo fosse la luna. Da scoprire. Da scrutare in ogni sua sfumatura. Fazioli vive a Bellinzona. Bernasconi a Berna. «Era anche un modo per vederci con una certa regolarità – ammette Bernasconi –. Non siamo partiti con l’idea di fare un libro. Quella è arrivata dopo. Quando abbiamo capito che riuscivamo a essere costanti nell’impegno preso».

Chi esegue gli ordini – «Paradeplatz – riprende Fazioli – è una piazza che ama la sua immagine. Ma che non riesce a controllarla completamente. Vorrebbe essere il luogo delle banche, dell’efficienza. E questo ce lo dimostrano anche i “senza giacca”. Gli impiegati che, senza giacca appunto, anche in pieno inverno, corrono da un ufficio all’altro, attraversando la piazza come si attraverserebbe un campo di battaglia. Sempre di corsa. Molto determinati. Meccanicamente vanno dove devono andare. Senza guardarsi intorno. Eseguono gli ordini».

Fuori dagli schemi – Poi però ci sono gli elementi di rottura. Eccome se ci sono. «Ci hanno colpito molto gli “irregolari” – aggiunge Bernasconi –. Chi transita, per esempio, con un gigantesco panda di peluche in braccio. O chi per ore lancia sigarette nei binari dei tram, chi dorme in mezzo al caos, chi si fa cacciare fuori dalle banche… Stupiscono sempre. Rappresentano un po’ il contrario di ciò che la piazza vorrebbe essere».

La donna col bouquet – E c’è anche spazio per la poesia. Quella che appare all’improvviso in una piazza spesso grigia e fredda. Ancora Bernasconi: «Basta una donna che esca sorridendo dal fiorista, in mezzo a una bufera di neve, con in mano un bouquet variopinto. La poesia può sorgere in modo inatteso».

Questione di feeling – Tra Fazioli e Bernasconi c’è un feeling di scrittura che emerge in maniera lampante, anche solo dando una prima occhiata al libro. «Lui è più un poeta – dice Fazioli –, io più un narratore. Ma siamo stati e continuiamo a essere complementari. Anche nel dipingere un luogo di passaggio come questo, un posto che accoglie gente con le caratteristiche più disparate».

Il linguaggio dei tram – E a furia di frequentare quella piazza, i due scrittori si sono abituati anche al rumore dei tram. «Al loro linguaggio – puntualizza Bernasconi –. Sembravano rumori di sbuffi e frenate, ma poi abbiamo scoperto che i tram parlano fra di loro. In una lingua misteriosa, si scambiano chiacchiere e pettegolezzi. Dopo un po’ che sei lì inizi ad attribuire un significato a ogni singolo rumore. È un po’ come se quei rumori entrassero dentro di te».

Il tredicesimo mese – I dodici mesi in Paradeplatz in realtà sono diventati 13. Perché i due si sono ridati appuntamento il 28 gennaio 2021 per osservare la “loro” piazza anche in piena pandemia. «Faceva freddo – rammenta Fazioli –. La piazza era invasa da una bufera di neve. Nel primo capitolo del libro abbiamo voluto esplorare di nuovo il luogo in cui siamo stati, mese dopo mese, per un anno intero. Ancora una volta la piazza ha superato le nostre aspettative. È proprio vero che più guardi un luogo, più questo si rivela sorprendente».

Link: TIO/20minuti


© NZZ, Neue Zürcher Zeitung, 16.04.2021

Expeditionen an den Paradeplatz
Roman Bucheli

Es sage keiner, der Paradeplatz sei kein lohnendes Reiseziel. Nein, nicht der Banken wegen, nicht wegen Sprüngli. Wir Zürcher haben ja ein gespaltenes Verhältnis zum berühmtesten Platz der Stadt. Nun haben aber zwei junge Tessiner Schriftsteller diesen Unort erkundet – und verwandeln ihn in schönste, fröhlichste Poesie. Im Jahr 2018 sind Yari Bernasconi und Andrea Fazioli, jener aus Bern, dieser aus Bellinzona, einmal jeden Monat nach Zürich gefahren, trafen sich am Paradeplatz, sassen da ein paar Stunden und schauten den Leuten zu. Sie lasen sich ein Gedicht vor, machten Notizen – und fuhren wieder nach Hause. Die Ergebnisse ihrer Zürcher Expeditionen haben sie jetzt in einem wunderbaren Buch festgehalten. «A Zurigo, sulla luna» ist eine Art poetische Ethnografie, indem Fazioli und Bernasconi mit der Neugier von Entdeckern und der Sprachlust der Dichter die melancholische Komik des Alltags nüchtern festhalten: die lächerliche Travestie eines Soldaten im Tarnanzug mitten auf dem Paradeplatz; die beflissene Ernsthaftigkeit, mit der sich sonntags die Leute hier amüsieren; die Krawattenmänner, die über den Platz eilen; nicht zu vergessen die verlorenen Gestalten. Im Dezember erfüllen sie sich ihren Wunsch, den sie schon im Januar hegten: einmal mit der Linie 13 bis zur Endstation Frankental fahren. Wahrscheinlich taten sie es allein des Namens wegen. Aber spätestens jetzt, unterwegs nach Frankental, muss ihnen schlagartig klargeworden sein, was das eigentlich heisst: die Geburt der Poesie aus dem Geist der Nutzlosigkeit.

La traduzione in italiano:

Spedizioni in Paradeplatz
di Roman Bucheli

Nessuno dica che Paradeplatz non è una destinazione degna di nota. No, non a causa delle banche, non a causa di Sprüngli. Noi zurighesi abbiamo un rapporto controverso con la piazza più famosa della città. Ma ora due giovani scrittori ticinesi hanno esplorato questo non-luogo e lo hanno trasformato nella più bella e gioiosa delle poesie.
Nel 2018, Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, il primo di Berna, il secondo di Bellinzona, sono andati a Zurigo una volta al mese, incontrandosi in Paradeplatz, dove si sedevano per qualche ora a guardare la gente. Leggevano una poesia, prendevano appunti e tornavano a casa. I risultati delle loro spedizioni zurighesi sono ora stati raccolti in un libro meraviglioso.
“A Zurigo, sulla luna” è una specie di etnografia poetica, poiché Fazioli e Bernasconi, con la curiosità degli esploratori e l’entusiasmo linguistico dei poeti, registrano sobriamente la malinconica commedia della vita quotidiana: la ridicola parodia di un soldato in tuta mimetica in mezzo alla piazza; la solerte serietà con cui la gente si diverte qui la domenica; gli uomini incravattati che attraversano la piazza; senza dimenticare le anime perse.
In dicembre realizzano il desiderio che avevano già nutrito in gennaio: prendere la linea 13 fino al capolinea Frankental. Probabilmente solo per il nome. Ma adesso, finalmente, sulla strada per Frankental, deve essergli improvvisamente balenato in mente ciò che questo può significare in realtà: la nascita della poesia dallo spirito dell’inutilità.

Link: Neue Zürcher Zeitung


Chiacchierata tra Francesca Margiotta, Andrea Rigazzi e Yari Bernasconi sul libro A Zurigo sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.


Per gentile autorizzazione della RSI, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana
RSI RETE TRE
A cura di Francesca Margiotta e Andrea Rigazzi


COMUNICATO STAMPA

In libreria dal 12 aprile:

A Zurigo sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz
di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli

– Gabriele Capelli Editore –

Reportage letterario dopo un anno di osservazione nella piazza più celebre in Svizzera: Paradeplatz, a Zurigo, centro nevralgico della finanza. In un racconto a episodi, gli autori-osservatori rivelano un luogo inaspettato: fra tallieur, cravatte e ventiquattrore, scoprono una folla di personaggi curiosi e inaspettati… Paradeplatz non è più solo la “piazza dei soldi” ma un luogo intimo e selvaggio, sospeso tra realtà e immaginazione

Milano, 24 marzo 2021 – Per un anno intero due scrittori, un poeta e un narratore, si sono incontrati a Paradeplatz, a Zurigo, e hanno osservato ciò che li circondava, armati di taccuino e di una poesia ogni volta diversa, scelta per l’occasione. E hanno scoperto che nel centro nevralgico della finanza svizzera, luogo di soldi e ricchezza, fra tailleur, cravatte e ventiquattrore si muove anche tutta una folla di personaggi diversa, curiosa e inaspettata, che trasforma Paradeplatz in un luogo insieme intimo e selvaggio.

Nasce così A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli, che sarà in libreria da lunedì 12 aprile per le edizioni Gabriele Capelli. Reportage letterario in dodici episodi che passa agevolmente dal resoconto cronachistico ai versi, dall’affondo riflessivo alla filastrocca, e che con freschezza e poesia racconta l’umanità sorprendente della “piazza delle banche”: agenti in incognito, militari in libera uscita, viaggiatori nel tempo, lanciatori di sigarette, fanciulle stilnoviste…

Spiegano gli autori Yari Bernasconi e Andrea Fazioli: «Volevamo rispondere alla domanda “che cos’è una piazza?” e abbiamo deciso di farlo esplorando uno dei luoghi più connotati di Zurigo, e probabilmente d’Europa, Paradeplatz, la piazza delle banche, dove pulsa la finanza svizzera. Ci siamo detti: chissà com’è e che cos’è davvero questo posto, dietro la cortina dei luoghi comuni? Senza sapere veramente dove saremmo andati, abbiamo iniziato ad incontrarci in piazza. Ne è risultato un mosaico di materiali diversi, raccolti mese dopo mese: testi scritti a quattro mani, testi individuali ma rivisti vicendevolmente, fotografie, appunti, poesie… E abbiamo scoperto presto che l’esplorazione della piazza era anche un’esplorazione dentro di noi. Questo libro, in fondo, è anche la storia di un’esperienza comune, di due scritture che diventano una».

ESTRATTI

«E invece della Memoria, del Sole, della Vittoria, perché non c’è Piazza della Dimenticanza, Piazza dell’Uggiosità, Piazza della Sconfitta? Al posto di un Fondatore della Patria, perché non prendere un panettiere?»

«Altre cose viste: due ragazze che si scattano un selfie davanti ai bancomat; un cieco che entra da Lindt & Sprüngli; ventinove fra uomini e donne che camminano con un bastone (compreso il cieco); due scolaresche; un uomo che si soffia il naso nella maglietta; un mozzicone di sigaro cubano in un vaso; una donna con un velo ciclamino; una madre che sprona i figli a camminare gridando, in italiano, “È laggiù la fontanella!”; tredici carrozzine; innumerevoli cravatte; nuvole; bandiere; un elefante a rovescio; due monaci buddisti con l’ombrello; un carretto a pedali che trasporta champagne; due donne che indossano abiti dello stesso colore del cielo; un candelabro; cani; sigarette; ciclisti; un uomo altissimo».

GLI AUTORI

Yari Bernasconi (Lugano, 1982) ha esordito con il libretto di poesie Lettera da Dejevo (Alla Chiara fonte, 2009). Tra le sue pubblicazioni la silloge Non è vero che saremo perdonati (nell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2012), la raccolta Nuovi giorni di polvere (Casagrande, 2015, Premio Terra Nova della Fondazione Schiller e Premio Castello di Villalta Giovani) e le plaquette La città fantasma (Nervi, 2017) e Cinque cartoline dal fronte e altra corrispondenza (L’arcolaio, 2019). Vive nei dintorni di Berna. http://www.viceversaletteratura.ch/author/6039
Andrea Fazioli (Bellinzona, 1978) ha esordito nel 2005 con il romanzo Chi muore si rivede (Armando Dadò). Tra le pubblicazioni più recenti Il giudice e la rondine (Guanda, 2014), La beata analfabeta (San Paolo, 2016), L’arte del fallimento (Guanda, 2016, Premio La Fenice Europa e Premio Anfiteatro d’Argento), Gli svizzeri muoiono felici (Guanda, 2018) le raccolte di racconti Succede sempre qualcosa (Casagrande, 2018) e Il commissario e la badante (Guanda, 2020), oltre al singolare romanzo Le vacanze di Studer (Casagrande, 2020), costruito intorno a frammenti inediti del grande autore svizzero Friedrich Glauser. Vive a Bellinzona. http://www.andreafazioli.ch

One thought on “Yari Bernasconi e Andrea Fazioli “A Zurigo, sulla luna. Dodici mesi in Paradeplatz”

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