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© Corriere di Como, 16.11.2020

Cultura e spettacoli
Ambientato ad Albate il romanzo “L’anno senza estate”

È in libreria il romanzo L’anno senza estate di Bérénice Capatti, edito in Svizzera da Gabriele Capelli Editore, ambientato prevalentemente ad Albate presso Como. Si tratta di una riflessione sul potere e sulla morte, incluso il tema del suicidio assistito, condotta attraverso la vicenda di una giovane donna e di un uomo sulla via del tramonto, all’interno delle complesse relazioni che caratterizzano le grandi “famiglie industriali”.

Sara, giovane dal passato difficile che cerca un futuro nonostante una quotidianità solitaria e arrangiata, conosce per caso Francesco, “il vecchio”: fondatore e capo di un’azienda di Albate di grande successo che produce posate di lusso, vicino alla sua fine lavorativa e in profondo conflitto con i due figli a causa dei loro ruoli e comportamenti nell’impresa. Bisogno di ancoraggi sicuri e paura per il futuro uniscono le due esistenze, che si allacciano e influenzano in modo tanto profondo quanto superficiale: nessuno saprà davvero cambiare l’altro, eppure Sara sarà l’unica scomoda testimone della morte del “vecchio”, in un finale quasi da thriller.

Assunta nell’azienda pur non avendo esperienza né formazione adeguate, forse perché Francesco pensa di potersi salvare grazie alle sue freschezza e ingenuità, la ragazza cercherà in ogni modo di non perdere l’occasione per rivoluzionare la propria vita. Ma Sara saprà rinunciare alla propria identità, forgiata in anni di vita in comunità, tra strada e lavoretti saltuari? E Francesco troverà, attraverso la sua vicinanza, la sicurezza che cerca per sé e la propria azienda?

«Mi interessa il tema del suicidio assistito – spiega l’autrice Bérénice Capatti, nata a Milano, oggi residente a Lugano – e mi affascinano le dinamiche relazionali che si vivono all’interno delle grandi famiglie industriali. Nel costruire i due protagonisti ho cercato di raccontare un non-rapporto, perché Sara e Francesco sono capaci di aggrapparsi l’uno all’altra, ma non di entrare davvero in relazione».

Link: Corriere di Como


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