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In libreria da lunedì 14 febbraio:

176 pp, Euro 18,00
ISBN 978-88-31285-16-2

Sant’Onofrio e la contessa
Un romanzo di Rosario Vitale

Credo di aver imboccato la giusta via.
Sono in Italia, la terra della musica, giusto?
Sono a Napoli, la città con la più grande tradizione.
Se non qui, dove?

Napoli, estate del 1737.
Rodolfo Pimi Degli Esposti, giovane benestante paraguaiano con la passione per la musica, sbarca per coronare il suo sogno di studiare nella città con la maggiore tradizione al mondo, Napoli.

Il giovane ha talento e riesce a dimostrarlo, ma non può dimenticare una ragazza, Natalia, incrociata il giorno dello sbarco: molto povera, sopravvive raccontando storie in cambio di alimenti e qualche moneta. Il giovane ne subisce il fascino, quindi torna più volte al porto sperando di approfondire la conoscenza.

La vita di Rodolfo si svolge tra il conservatorio – dove stringe amicizia con Carmine, cadetto che si era opposto fin dalla più tenera età alla carriera militare e in seguito a quella ecclesiastica – ed il porto, dove pian piano conquista la fiducia di Natalia.
Il rapporto con la ragazza progredisce fino a trasformarsi in una vera relazione, che si compirà pienamente la sera dell’inaugurazione del Teatro San Carlo, alla quale i ragazzi hanno l’onore di partecipare. A fine serata Rodolfo, Natalia e Carmine raggiungono il camerino del maestro Domenico Sarro per rendergli omaggio. Il maestro li prende subito in simpatia e li invita alla festa che si terrà dalla sorella Anna.

Sullo sfondo di una Napoli nel pieno del suo splendore. Tutto sembra andare nel migliore dei modi per Rodolfo e Natalia, finché il destino non deciderà altrimenti.


ESTRATTI

Dopo quel primo bacio ce ne sono stati altri e, nonostante quella frase se vuoi un bacio devi chiedere un bacio che mi è rimasta scolpita nel cuore, si sono sempre concretizzati quando Natalia mi ha dimostrato disponibilità e gradimento. Ogni bacio, ogni carezza, anche un lieve sfiorarsi è per me un dono, nulla mi è dovuto, ogni tenerezza prodigamente concessa mi fa sentire indegno di meritare tanta grazia.
Non ho mai compreso espressioni come: conquistare una donna, le ho trovate sempre prive di senso. Una conquista presuppone uno sforzo fisico e una strategia, un metodo; si conquista la vetta d’un monte, affrontando le asperità del cammino, che non sono state apposte per metterti alla prova, sono lì, inerti e indifferenti di fronte al tuo avanzare. Il monte stesso è insensibile, lo scali, raggiungi la cima, magari ci pianti una bandiera, sei soddisfatto e ti inorgoglisci ma per il monte non è cambiato niente, ignora la tua gloria e resta a godere delle albe e dei tramonti, delle nubi che lo solleticano, della pioggia e della neve che lo ristorano e che alimentano le sue sorgenti.
Una donna conquistata è vanità, è un’idea, una noterella sul grande libro della vita, qualcosa di effimero e, in fin dei conti, irrilevante; preferisco pensare che una donna bisogna meritarla, esserne degni, e che il cammino da compiere non debba essere una scalata, un’avanzata. Bisogna procedere fianco a fianco e infine approssimarsi in un reciproco venirsi incontro.



Eccolo, finalmente mi invita a entrare, poi scompare chiudendo la porta alle sue spalle senza dire una parola. Il maestro mi osserva, resta seduto sulla sua poltrona ben fermo sullo schienale, non fa cenno di accomodarmi. Dopo un breve ma imbarazzante silenzio sto per aprir bocca per salutare e presentarmi, ma proprio in quel momento mi interroga: «Allora, mi dica, cosa è venuto a fare, signor… Signor?».
«Pimi Degli Esposti, Rodolfo Pimi Degli Esposti, molto lieto.»
Faccio un passo in avanti e tendo la mano, lui resta immobile. Ritraggo la mano e torno sui miei passi, mi guarda con sufficienza, sembra annoiato, evidentemente su di lui il mio aspetto non esercita alcun fascino.
«Ecco, dicevo, mi chiamo Rodolfo Pimi Degli Esposti, vorrei visitare la scuola, vorrei conoscere le attività che…»
«E perché?»
«Perché vorrei progredire nelle mie qualità e conoscenze musicali.»
«Vorresti seguire le nostre lezioni?»
«Beh, sì, certo, se…»
Mi zittisce con un cenno della mano, poi quella stessa mano la protende come se si aspettasse di ricevere qualcosa, io non capisco, non so che dire o che fare. Lui mi incalza: «Allora?».
«Allora cosa?»
«La lettera.»
«Non ho nessuna lettera.»
Torna a poggiarsi pesantemente allo schienale, mi guarda con insofferenza, ora il suo viso accenna una lieve espressione di disprezzo.
«Vorresti studiare con noi e non hai nemmeno uno straccio di lettera di presentazione?»
«Sono desolato, non sapevo che fosse necessaria.»
«Sono desolato… Non lo sapevo… Una lettera di presentazione? Io? Il marchesino di Poggio Pingone? Non mi stendete un tappeto rosso e non vi prostrate in un profondo inchino? Ebbene no! Caro il mio signorotto, hai sbagliato scuola, non so come si comportano al Santa Maria di Loreto, o alla Pietà dei Turchini o altrove, ma qui non vogliamo signorini annoiati che desiderano trastullarsi nei propri salotti o che intendono far colpo sulla signora contessa perché hanno mire sulla contessina. Qui proprio non li vogliamo! Piuttosto preferisco prendermi in carico un ragazzo di strada, o un bambino il cui padre ce lo affida già castrato pur di togliersi una bocca da sfamare dal groppone. Qui si studia davvero, caro il mio signorotto, qui si lavora ogni giorno, dieci ore al giorno, senza chiacchiere. È chiaro, ragazzino?»
Sono allibito dalla sua ira che è andata montando sempre più, ora ha quasi il respiro affannato e mi guarda con aria di sfida.
«Sì, è chiaro, infatti io volevo…»
«Io volevo… Io volevo. Qui tu non vuoi niente, qui decido io! Però avanti, dimmi, fammi ridere, cosa volevi? Cosa fa più colpo sulle signore contesse? Vuoi imparare a suonare il violino? O il clavicembalo? Cosa va più di moda? Ah, ecco, ci sono, tu vuoi fare il giovane moderno e ti sei fatto spedire un fortepiano da Venezia per stupire tutti, vero?»
«In verità non so cosa piace alle signore contesse, non sono neanche nobile. Suono discretamente il clavicembalo e il violino e mi diletto al flauto, ma non sono qui per migliorarne la padronanza, vorrei studiare composizione».
«Ollallà! Composizione! Addirittura! Non avrei mai immaginato che la composizione fosse la nuova via per la seduzione! Ma sai almeno di cosa stai parlando?»
Si alza, apre l’anta di un armadio alle sue spalle, tira fuori una risma di carta, la sbatte sulla scrivania e torna a sedersi. Con un gesto eloquente della mano mi invita a guardare; mi avvicino, è la partitura di una messa. Volto subito il foglio del frontespizio e inizio a esaminarla. È molto interessante, mi piace, leggo attentamente e mi lascio trasportare dalla musica. Chiedo il permesso di sedermi, mi viene accordato con malcelata insofferenza. Continuo a voltare le pagine, ogni tanto torno indietro per afferrare meglio la magia contenuta in quei fogli, resto rapito finché non vengo interrotto.
«Allora?»
«È molto bella, avrei però bisogno di esaminarla più a lungo.» Siccome mi guarda sornione riprendo: «Ecco, per esempio mi piace molto questo passaggio, ma anche dopo». Volto i fogli nervosamente. «Ecco, anche questo mi ha molto colpito; qui invece… Un momento, dov’era?» Continuo a voltare ma poi mi rendo conto che l’ho oltrepassato, allora torno indietro. «Ecco, qui, forse avrei dato più spazio all’oboe e al violoncello, ecco, tutta questa parte l’avrei affidata all’oboe. Ma non so, così, su due piedi… È solo un’idea… Sono qui per imparare…»
Mi strappa i fogli dalle mani, li osserva, borbotta tra sé e sé: «Qui… L’oboe al posto del… Il violoncello…» Ha la fronte corrugata, mormora ancora: «L’oboe… Il violoncello…» Poi resta immerso nei suoi pensieri, non parla e non mi rivolge uno sguardo. In attesa che si esprima riprendo a consultare la parte di spartito che non mi ha tolto dalle mani. Riprendo dal principio, leggo attentamente il frontespizio che in precedenza avevo voltato quasi senza guardarlo. L’autore della messa è lui, il maestro Durante.
Arrossisco violentemente, vorrei sprofondare, vorrei scomparire.


L’AUTORE
Rosario Vitale è nato a Castelluccio dei Sauri (FG) il 29 ottobre 1962. Libraio, bibliotecario, docente di scrittura creativa. Finalista al Torneo IoScrittore 2019, premiato negli ultimi tre anni al Premio letterario città di Olbia, nel 2019 primo classificato nella sezione Racconti brevi per bambini in lingua italiana. Pubblicazioni: Lanterne sul lago (2017), Benedetta Degli Esposti e altre storie di donne fantastiche (2018), Quand’ero bambina avevo un limone (2020).

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