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© Speciale mobilità, Corriere del Ticino, 13.10.2021

Sul tram diretto a Frankental con l’unico scopo di andare a Frankental

Yari Bernasconi e Andrea Fazioli… a Zurigo.

Chi siamo noi? Due che si danno appuntamento ogni mese in una piazza lontano da casa. Ma non abbiamo niente di meglio da fare?

A cosa serve andare in Paradeplatz per sedersi su una panchina?

E se fino a oggi i nostri incontri sono apparsi assurdi, cosa dire di questo ultimo viaggio? Due persone adulte che salgono sul tram numero 13 diretto a Frankental con l’unico scopo di andare a Frankental. Nient’altro che il desiderio di essere lì. Non abbiamo appuntamenti, non abbiamo impegni, non abbiamo motivi validi e spendibili nella vita di tutti i giorni. Vogliamo solo arrivare in fondo alla strada: è la poesia dei capolinea.

Sotto i nostri piedi sentiamo i binari, ogni movimento ha il suo rumore e il suo segreto. Dal finestrino scorgiamo muri con graffiti, cavalcavia, strade vuote e poi sempre più verde: siepi, alberi, pezzi di prato. Attraversiamo quartieri di villette discrete, dove Zurigo si traveste da villaggio. Superiamo supermercati e palazzi.

E poi, ecco, siamo a Frankental.


Scrittore in viaggio, tra le vite degli altri

LA TESTIMONIANZA / Andrea Fazioli utilizza spesso i mezzi pubblici – Li ama perché gli permettono di leggere, a volte di lavorare sulle idee, spesso anche di scrivere, sfruttando il ritmo e le voci del contesto
Paolo Galli

Ogni scrittore è un viaggiatore. Ma non ogni viaggiatore è uno scrittore. Andrea Fazioli è l’uno e l’altro. È anche un lettore. Di base è un curioso osservatore del mondo, delle vite degli altri – siano esse vissute in sua presenza oppure di carta -, dei posti degli altri. Ha una sua routine, che lo porta a utilizzare i mezzi pubblici nella sua vita quotidiana, lungo l’asse verticale del nostro cantone, ma ha anche altre prospettive, che lo portano sporadicamente altrove, oltre San Gottardo e oltre i confini nazionali. «E quando posso, quando non ho limiti dettati dagli orari, mi sposto con il treno». In treno è più lettore che scrittore, a dirla tutta. «Certo, mi è capitato anche di scrivere, in treno, o persino in aereo, specie di fronte a una scadenza, ma più che altro spesso lavoro sulle idee. Me le annoto sul taccuino». In modo da riprenderle più in là, oltre la dimensione del viaggio, oltre il dondolio, oltre il rumore. Dondolio e rumore che possono pure stimolare la creatività. C’è una certa poetica nel movimento comune, nel casuale ed estemporaneo incrocio d’anime, nella condivisione di uno spazio chiuso e spesso anonimo. «A volte smetto di leggere, e ascolto. Non è così elegante, lo riconosco – chiamatelo cinismo da scrittore -, ascolto ciò che dicono gli altri. Che poi ciò apre a un successivo esercizio di immaginazione ». Immaginare cosa si possa nascondere dietro una conversazione intima al telefono, tra le pieghe di un dialogo tra vicini di posto, in quelle note appena sussurrate. «Dall’osservazione è nato per esempio il libro scritto con Yari Bernasconi, “A Zurigo, sulla Luna” (Capelli, 2021). Una volta al mese, durante un intero anno, ci siamo incontrati in Paradeplatz, a Zurigo, armati dei nostri taccuini e di una poesia ogni volta diversa, scelta per l’occasione». Un tipo di scrittura, ammette Fazioli, che «iniziava già in treno. Lui in provenienza da Berna, io da Bellinzona».

I treni hanno spesso fatto capolino nei romanzi di Andrea Fazioli, «dal primissimo sino a quello che sto scrivendo adesso – dovrebbe uscire la prossima estate -, che tocca la tratta dei frontalieri, quella che dal Ticino porta a un paese del Comasco. Io stesso ho preso quel treno in diverse occasioni, sobbarcandomi i sovraffollamenti e le attese. In tutti i casi, compiere determinate tratte in treno aiuta a entrare nell’atmosfera dei luoghi». La stessa Paradeplatz, citata da Fazioli, non sarebbe quello che è, il simbolo che è, senza i tram. «Mi piacciono i tram». E a chi non piacciono, quelli di Zurigo? «Già, mi capitava di prendere un tram anche solo per prendere un tram, fino al capolinea, per poi tornare». Lo scrittore per un attimo non trova le parole, si perde nei pensieri. E da lì se ne ritorna con un’ammissione, un sogno. «Sogno di scrivere un libro di viaggio, dal punto di vista delle ferrovie regionali: partire, fermarmi in un posto che non ho mai sentito nominare, in cui mai mi fermerei, scendere casualmente e quindi viverlo ». Una bella prospettiva, «che richiede tempo libero». Materia da plasmare, per ora chiusa nel cassetto. Arriverà il suo momento. Andrea Fazioli si dice affascinato dai nomi dei luoghi, quindi dagli orari ferroviari, «quelli stampati». Li ha citati anche in un suo romanzo, “Gli svizzeri muoiono felici” (Guanda, 2018). «Racconto un’esperienza vissuta, un dialogo con un amico tuareg. Sfogliando un orario, notai la sua meraviglia: ma come, mi chiese, i treni arrivano esattamente alle 16.02 e partono alle 16.07? Mi disse: siete un popolo di profeti. Noi sappiamo che non sempre sono così precisi. Ma è vero che immaginare un viaggio è già parte della dimensione stessa del viaggio». Poi, al di là degli orari non sempre rispettati, «a fare da contrappunto all’idea di viaggio perfetto, ci sono anche quelle trasferte in vagoni sovraffollatti, magari anche in orari insospettabili».

E in un vagone sovraffollato, che cosa si legge? «In quelle circostanze è più comodo il Kindle». Andrea Fazioli legge anche in formato digitale. «Be’, ti permette di viaggiare più leggero. Ma funziona solo per i romanzi. La scelta della lettura dipende dalla lunghezza del tragitto. Per i viaggi brevi, la poesia si presta bene: leggi e poi ti fermi a riflettere, seguendo il ritmo del mezzo di trasporto, tra movimento e fermate nelle stazioni. Per un lungo viaggio, scelgo i classici. I classici russi sono particolarmente legati alla dimensione ferroviaria; molte scene si svolgono in treno. Se c’è tanta gente, allora meglio un thriller, di quelli che ti tengono incollato alla lettura». Viaggi dentro i viaggi, insomma.

Link: cdt.ch


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