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© Il Piccolo, Trieste, 13.03.2021

LETTERATURA
“Il guaritore” di Damiano Leone dentro la macchina del tempo
di Mary Barbara Tolusso

Se fosse possibile costruire una macchina del tempo che possa traslocare personaggi del passato nel presente, quale sarebbe la scelta?

Non ha dubbi il triestino Damiano Leone che con “Il guaritore” (Gabriele Capelli Editore, pp. 400, euro 20) decide per un contatto diretto con Dio, o meglio, il figlio di Dio.

All’inizio certo l’impatto tematico può apparire surreale. Siamo in una dimensione di fantascienza? Senz’altro.

Al centro ci sta il Vaticano, pare sia proprio l’apice del potere spirituale ad avere ordinato le sperimentazioni, di qua e di là del tempo.
Il prescelto per l’impresa è Mark Sacks. Perché? Perché, gli spiega il capo della ricerca, ha il fisico adatto per reggere la potenza del viaggio, ma c’è anche un altro motivo: nessuno come Sacks, pur abitato da una fede freddina, vuole sapere se Gesù sia davvero risorto. Ce la farà a sostenere gli sbalzi temporali senza che il suo corpo imploda?

Mark Sacks fa di più, prende in braccio quel corpo spento nel momento esatto della resurrezione e lo trasporta dall’anno zero agli anni zero.
Lui, alla rinascita di Gesù, ha assistito in diretta, ma nessuno gli crede.

Insomma, siamo proprio nel mezzo della pura visionarietà narrativa. Non fosse che Leone riesce a riequilibrare la fantascienza con la storia. Per cui oltre a spiegarci quella antica, ci immette anche nel flusso della moderna.

Il romanzo è corale, i personaggi si moltiplicano, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, più cattivi che buoni a dire la verità, ma anche qui Jeshua (così lo chiamano) riuscirà ad avere i suoi accoliti.
Per primo quel Sacks che l’ha spostato nella Roma moderna, la capitale che diviene il primo nemico da combattere con i suoi intrighi di potere politico ed economico.

In ogni caso non siamo di fronte a un Gesù da immaginario collettivo. Il figlio di Dio (o presunto tale) ha un bel carattere, più aggressivo che no, spirito da combattente e mente arguta, pare sappia come vanno le cose al mondo. Tanto da dirci, infine, perché mai dovrebbe sostenere di nuovo l’antico ruolo quando gli uomini, con o senza Dio, se solo lo volessero saprebbero scegliere il bene rispetto al male.
È un Gesù ambientalista, votato alla bellezza della natura, non privo di speranze per il futuro, almeno finché ci sarà un briciolo di intelletto a sostenerlo.

Dice l’autore Damiano Leone, che oggi vive in un paesino montano del Friuli: «Ho scritto questa storia spinto dalla necessità di condividere un’idea di collaborazione e tolleranza come base delle relazioni nella società umana. Non vedo futuro se la logica fondamentale continuerà ad essere quella del conflitto e della competizione, e mai come durante una pandemia abbiamo la possibilità di rendercene conto».

LInk: Il Piccolo




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