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Finalmente a giorni in libreria la traduzione in italiano del romanzo di Cla Biert  La müdada.

Müdada: mutamento, cambio, cambiamento, trasformazione, modifica, ma anche svolta e trasloco.

Titolo strano “La müdada”, dovuto all’impossibilità di trovare la migliore traduzione in italiano. Per questo motivo l’editore ha deciso di mantenere quello originale in romancio.

Per descrivere al meglio il libro, citiamo liberamente alcuni passaggi dell’articolo “Perché gli italiani non leggono Cla Biert” (di Walter Rosselli, Babylonia 1/2016).

Il romanzo descrive la progressiva mutazione che hanno vissuto le nostre zone di montagna (e non solo) nel corso del ventesimo secolo, passando da un’economia prevalentemente basata sull’agricoltura di sussistenza e su professioni artigianali famigliari a quella dell’agricoltura di mercato e delle attività a scala industriale; dall’emigrazione temporanea o periodica all’esodo rurale e definitivo; da una collettività di paese basata su una certa comunanza a una società apparentemente più individualista; da una realtà relativamente chiusa, perché geograficamente piuttosto isolata, all’apertura sul mondo creata dall’avvento del turismo.

Cla Biert descrive questi fenomeni con obiettiva distanza, senza schierarsi né a favore della conservazione né della mutazione (di entrambe discerne con lucidità vantaggi e inconvenienti), senza slanci nostalgici nei confronti di un mondo che scompare. Ciononostante, è consapevole del fatto che lo sviluppo cui è sottoposta la società di valle sta cancellando per sempre, oltre a usi e costumi sociali, gran parte di un savoir-faire contadino che implica la conoscenza di innumerevoli strumenti e delle relative tecniche di lavoro, di cui La müdada illustra un censimento minuzioso e degno di un museo etnografico.
Avendo vissuto egli stesso in quegli anni, Cla Biert è allo stesso tempo spettatore, attore e cronista di questo mutamento, appartenendo quindi appieno alla generazione della “müdada”. Si tratta di una mutazione nella quale, oltre all’Engadina, possono certamente riconoscersi diverse regioni alpine, prealpine e, più in generale, di montagna.

Innovativo Cla Biert lo è stato anche nella struttura de La müdada. Questo artista polivalente ma con una spiccata predilezione per i testi brevi in prosa, in particolare per i racconti, ha infatti consapevolmente redatto questo romanzo sotto forma di capitoli indipendenti e finiti, lasciando ai lettori il compito di ricostruire l’intera storia, anticipando in questo modo un metodo di costruzione narrativa che, una generazione più tardi e in modo ancora più intenzionalmente ellittico e frammentario, caratterizzerà le opere maestre di altri grandi scrittori romanci quali Leo Tuor e Arno Camenisch.

Perché gli italiani e gli italofoni in generale non leggono Cla Biert? Perché esistono poche traduzioni italiane delle sue opere.
Una traduzione del racconto “Betschlas malmadüras”, Pigne acerbe, a cura di Paolo Gir (1981), si trova nei Quaderni grigionitaliani e una recensione in italiano de Las fluors dal desert, I fiori del deserto, contenente alcuni estratti, si legge nella stessa rivista, sempre a cura dello stesso Gir (1994), ma purtroppo non c’è una traduzione italiana completa delle opere di Cla Biert.

Il lavoro di traduzione de La müdada, eseguito egregiamente da Walter Rosselli, e la revisione, sotto gli occhi capaci della scrittrice Dada Montarolo (tralasciamo tutto il lavoro di redazione), è stato lungo ed impegnativo e ha rischiesto quasi due anni di lavoro. Sarebbe stato impossibile arrivare alla pubblicazione senza i preziosi sostegni di: “Fondazione ch” per la collaborazione confederale (grazie al contributo di tutti i 26 cantoni); di Pro Helvetia, Fondazione svizzera per la cultura che ha sovvenzionato la traduzione; il Fondo Swisslos, Promozione della cultura Cantone dei Grigioni e la Fondazione Oertli. L’editore, a nome di tutti gli attori, ringrazia per i preziosi contributi. E da ultimo, non certo per importanza, un doveroso ringraziamento va agli eredi Biert per la disponibilità e la cortesia.

Cla Biert, 1920–1981, è cresciuto a Scuol, in Engadina, ed è stato professore a Coira, Zuoz e Scuol. È uno dei rappresentanti più importanti della letteratura romancia. Collaboratore e redattore per il giornale Il Sain Pitschen, ha scritto per numerosi giornali e riviste ed è stato redattore per la televisione e per la radio. Ha presieduto l’« Uniun da scripturs rumantschs » (l’unione degli scrittori romanci) tra il 1967 e il 1971 ed è stato caporedattore della rivista Novas litteraras. È conosciuto, insieme ad altri membri della sua famiglia, come autore e compositore di alcune canzoni popolari della sua regione. Il suo romanzo intitolato La müdada è un’opera importante della letteratura romancia e uno dei primi romanzi scritti in questa lingua. Diverse sue opere sono state tradotte in tedesco, francese e italiano.

Walter Rosselli è nato nel 1965, a Preonzo. Vive nella Svizzera romanda. Ha studiato lettere retoromanze, iberoromanze e scandinave a Friburgo e Zurigo. Premio Terra Nova della Fondazione Schiller Svizzera nel 2014 per la traduzione.


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