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Il simbolo, il romanzo storico di Damiano Leone
A cura di Raffaele Di Cecca

La storia risuona come una costante nota di bordone tra le pagine de Il simbolo, l’ultimo romanzo di Damiano Leone, narrata attraverso gli occhi di un vecchio intento a raccontare a un viaggiatore le proprie vicende di vita. Siamo nel primo secolo dopo Cristo: a Roma, dopo l’esperienza di Ottaviano, è oramai consolidato il potere imperiale, e le terre intorno al Mediterraneo sono sotto il suo controllo; la Giudea è provincia romana, e in Palestina è già nato un certo Jeshua di Nazareth, destinato a cambiare il corso degli eventi. Il protagonista, Ben Hamir, nato a Sidone da una prostituta, a prima vista non sembra tuttavia curarsi degli avvenimenti che si sviluppano parallelamente alla sua età. Avviato suo malgrado alla professione più antica del mondo, solo forzato dagli eventi si troverà ad abbandonare la terra natia inoltrandosi nel cuore del mare nostrum, alla volta di Atene e, in seguito, della penisola italica e del centro stesso dell’impero. Alla crescita del ragazzo si accompagna una presa di consapevolezza del proprio corpo, dell’innata capacità di sedurre donne e uomini in egual misura e, lentamente, delle trame che la storia intesse intorno alla sua figura, che da una condizione di sottomissione conquista, incontro dopo incontro, riconoscimenti e beni materiali. Quasi involontariamente, passando da un talamo all’altro e arrivando così a influenzare con l’arte amatoria alcune tra le più potenti donne di Roma, Ben Hamir giunge a entrare nelle grazie dello stesso imperatore Tiberio, che con lui suggellerà un legame d’inaspettato valore concretizzato in un sigillo imperiale, il “simbolo” che permetterà al giovane di accedere a numerose porte.

Coinvolto nelle trame della politica, mentre la storia scorre tra intrighi, assassinii, rivolte e avvicendamenti sul trono imperiale, le vicende del protagonista si sviluppano tra donne cupide e mariti traditi all’ombra delle domus nobiliari, tra ludi gladiatori e cospirazioni, per poi prendere una piega inaspettata con lo scorrere delle pagine: l’uomo ritornerà infatti nella sua terra d’origine e incrocerà il proprio passo con quello del Cristo, poco prima che per questi si compiano i giorni della Passione. Colpito ma non intaccato dalla predicazione del Maestro, Ben Hamir si troverà così, ancora una volta quasi senza intenzione, a influenzare pesantemente il corso della storia, vivendone le contraddizioni come un ordinario spettatore divenuto, suo malgrado, una variabile attiva.

La ricostruzione del contesto storico è di certo il punto di forza del romanzo che, filologicamente piuttosto accurato, ripercorre alcune delle più celebri vicende dell’antichità attraverso una serie di particolari che, riga dopo riga, emergono dalla narrazione come punti fermi di un quadro in movimento. Diversi elementi connotano la vita quotidiana delle varie zone dell’impero, condotta da personaggi di disparata estrazione sociale che, camminando tra le vie di Atene, Roma e Gerusalemme ne osservano i tratti caratteristici con ottima verosimiglianza. Un frontone del Partenone, un’armatura imperiale, un frugale pasto di formaggio e olive in Palestina: ogni dettaglio contribuisce a creare, riga dopo riga, un’ambientazione ricca di dettagli vividi e permeati di un evidente gusto didascalico. Se talvolta l’intento dell’autore sembra quasi superare il limite della funzionalità, esulando dal contesto della narrazione, tra l’intreccio, l’enunciazione dei fatti storici e la lista di oggetti, elementi architettonici e dettagli di contesto si crea continuamente un vivace dialogo che contribuisce a inquadrare nel tempo e nella storia una singolare vicenda umana.

Interessante in questo senso è proprio la figura del protagonista, un ragazzo divenuto uomo che a prima vista non pare acquisire, nel tempo, saggezza e spessore culturale, ma che riesce a dimostrare, infine, di padroneggiare una grande esperienza di vita vissuta. Ben Hamir, pur non presentando una particolare complessità, cattura infatti il lettore con la propria spontaneità, l’apparente ingenuità delle sue scelte giovanili, i suoi amori fugaci e la sua costante ricerca di una stabilità che, da concreta, si fa presto emotiva. L’autore e il narratore, in queste pagine, coincidono strettamente: e se il primo, talvolta, non lascia al secondo la possibilità di sviluppare una voce indipendente, la forte identità tra i due suscita allo stesso tempo uno slancio affettivo e, paradossalmente, un ottimo grado di leggerezza.
Risiede proprio in questo rapporto la vera chiave di questo romanzo che, ben lungi dal dimostrare pretese eccessive, riesce a mantenere un ottimo grado di trivialità. Il ritmo è sostenuto, e le pagine, benché numerose, sono in grado di spingere il lettore a proseguire nella scoperta della trama sin dall’incipit. Mutano spesso le ambientazioni e i personaggi, non si lesina su scene di sesso che aggiungono un tono di colore e la quantità di avvenimenti è tale da impedire, per gran parte del tempo, che sopraggiunga la noia. Un libro consigliato a chi cerca un intrattenimento gradevole ma poco impegnato, una spruzzata di ambientazione peplum e un tocco di ispirazione erotica.

Link: dasapere.it


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