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© L’INDICE DEI LIBRI DEL MESE, n. 11, 2018 – Anno XXXV

Una scala con un solo piolo
Recensione di Paola Della Valle, ricercatrice di letteratura inglese all’Università di Torino

Janet Frame
PARLERANNO LE TEMPESTE. Poesie scelte
trad. dall’inglese e cura di Eleonora Bello e Francesca Benocci
introd. di Pamela Gordon
pp. 91, € 18
Capelli, Mendrisio (Svizzera) 2018

Janet Frame, a tutt’oggi la più nota scrittrice neozelandese scomparsa nel 2004, ha raggiunto la fama internazionale grazie a numerosi romanzi e racconti, pluripremiati e tradotti in diverse lingue. Un genere minore nella sua produzione letteraria sembra invece essere stata la poesia ma, come sottolinea la nipote ed esecutrice letteraria Pamela Gordon nel saggio introduttivo alla raccolta essa era “nascosta in bella vista” in tutte le sue opere. Altamente poetica ed immaginifica è infatti la prosa di Frame, che include spesso degli interi capitoli di poesia.
Oltre ad alcuni dei racconti brevi che possono essere definiti “poesia in prosa” e ai componimenti disseminati nei romanzi, Frame ha prodotto numerose poesie singole, pubblicate su riviste in occasioni speciali o in antologie, e una sola raccolta poetica in vita, The Pocket Mirror (1967), seguita dal volume postumo The Goose Bath (2006). Da queste due opere hanno attinto le traduttrici per comporre quella che è la prima silloge poetica dell’autrice in traduzione italiana. Nella nota che accompagna il testo, Bello e Benocci spiegano i criteri di inclusione o esclusione adottati, tra i quali quello di privilegiare i temi più cari alla Frame e “universalmente condivisibili”, tralasciando invece i versi più legati a specifici scenari neozelandesi: in particolare, i temi della morte, della separazione e della partenza, ma anche quelli dell’appartenenza, del ritorno e del dislocamento.
Altra costante è la presenza di elementi naturali e panorami allegorici utilizzati per rappresentare impalpabili stati d’animo e concetti complessi, o convogliare messaggi profondi. Ne è un esempio la poesia che dà il titolo alla raccolta Parleranno le tempeste che, attraverso l’immagine dei resti lasciati sulla spiaggia dai marosi e dal vento, affronta il tema della memoria e della impermanenza, e degli effetti personali che ci portiamo dentro o perdiamo per sempre. Anche nella poesia I ghiaccioli l’ineluttabile destino umano sembra evocato dal rigore dei ghiaccioli, con “i loro cuori duri” che “non cederanno mai”, e dal loro necessario sciogliersi, nel pomeriggio, in “lacrime innate” in cerca di identità. In Pregiudizio l’idea del preconcetto è evocata dall’acqua sporca di una vasca o di un mare sudicio, dove qualcuno dovrà “pulire i segni della schiuma dalla costa / e con un ingrediente segreto (come la verità) / dissolvere i detriti di vecchie ossa affogate”. E all’interno della poesia I suicidi Frame tenta di “accedere / alla disperazione che hanno provato loro / e siccome è difficile dobbiamo entrare forzando / la serratura se necessario non avendo noi la chiave”.

Notevole è l’impegno delle traduttrici nel rendere l’invenzione verbale della Frame, le sue “arguzie poetiche”, la natura giocosa ed artificiale di alcune sue composizioni ricche di simil-anagrammi, vocaboli polisemici e allitterazioni. Come in Napalm, dove la posizione pacifista dell’autrice aleggia grazie al gioco poetico di suoni che fa implodere, decostruendolo, il crudo significato letterale del titolo. Altro tema privilegiato è l’opposizione luce/buio, la qualità positiva e salvifica della luce, che mai ci abbandona anche nella notte sopravvivendo in lucciole e lampioni, e il buio concepito non tanto come paura irrazionale ma consapevolezza della fragilità umana.

Frame aveva inoltre la capacità di cogliere lo straordinario nelle cose di ogni giorno, una virtù che i poeti romantici avrebbero apprezzato. La troviamo nel ritratto delle pulci che “non sono affatto dolci” e “mordono / in posti ben sconvenienti / ma alla pulce piace” e in Sgomberare l’immobile, dove l’autrice lamenta di non saper parlare al mobilio della madre morta per intimargli di lasciare i luoghi da sempre abitati. Pur non avendo il testo originale a fronte, si percepisce la complessità di ogni componimento e il grande lavoro di scavo nell’essenza del testo e di ricostruzione per rendere una molteplicità di livelli: semantico, linguistico, culturale e fonetico. Ed è forse nella poesia Il poeta che Frame esprime l’essenza di quest’arte: “Il poeta respira con un polmone solo / sale una scala con un solo piolo / spara alle stelle senza un’arma alla mano”. Come ricorda la nipote Pamela nell’introduzione, Janet Frame scrisse nei suoi diari d’adolescente: “Tutti pensano che farò l’insegnante, ma io farò la poetessa”. Per quanto tutta la sua scrittura abbia la qualità della poesia, questo libro è un’ulteriore dimostrazione che il suo sogno si è avverato.

Link: L’indice dei libri del mese


 

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