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© lsdmagazine – 25.10.2018

Il simbolo, l’accurato romanzo storico di Damiano Leone (Gabriele Capelli Editore)

È vivace ed eterogeneo come un antico affresco l’intreccio de Il simbolo, romanzo di Damiano Leone edito da Gabriele Capelli. Proprio come un intonaco dipinto intaccato dal tempo, muove sulla scena personaggi, ambienti e situazioni scaturiti direttamente da un lontano passato, disposti all’interno di una trama complessa come gli strati di un supporto pittorico.

Non è semplice racchiudere in più di seicento pagine quasi un intero secolo di storia, riuscendo allo stesso tempo a evitare l’effetto “polpettone” di cinematografica memoria. A maggior ragione se il genere di riferimento è quello dello sword and sandal che, se rinato e svecchiato negli anni Duemila, affonda le proprie radici addirittura nella metà del secolo scorso e che, in libreria, si confronta con saghe che portano i nomi di Harris, Manfredi e Jacq (e non scomodiamo, volutamente, un certo Sienkiewicz – siamo ben lontani, qui, da quel pianeta).

Leone, tuttavia, pur con dei limiti, riesce nel colpo. E non importa se con lunghi resoconti di fatti ispirati agli antichi annali o con scene che cavalcano vagamente l’onda delle Cinquanta sfumature, se con un’inverosimile incursione nei Vangeli o con dettagliate descrizioni di un contesto storico-geografico molto amato (e quasi abusato) da scrittori più o meno di talento. Il ritmo c’è, e, chiudendo un occhio, la verosimiglianza pure.

C’è un protagonista accattivante, Ben Hamir, un bel giovane che muove i suoi primi passi agli estremi orientali dell’impero romano, forzato a prostituirsi da una madre con un esasperato complesso di Edipo all’incontrario. È dal desiderio di riscatto di questo ragazzo che la trama prende l’abbrivio, dando inizio a un lungo viaggio che porta il protagonista – un novello Odisseo dalle straordinarie doti amatorie – a balzare da una parte all’altra del Mediterraneo d’influenza romana, dall’Egitto alla Sicilia, dalla Grecia a Roma, da Gerusalemme di nuovo a Sidone, in una tournée popolata di personaggi variegati. In questa versione light di un romanzo di formazione, dove il percorso di cambiamento si fa materiale e il viaggio si fa concreto, vorticano tra le pagine gladiatori innamorati, anziani precettori, imperatori depressi e donne perennemente eccitate che sembrano scivolare come seta su di un protagonista irrequieto, che si ritrova a modificare il corso della storia come un curioso testimonial della teoria del caos. Ben Hamir si sposta, parla, agisce; riesce a saltare a due a due i gradini della scala sociale, giungendo rapidamente – e, incredibilmente, proprio grazie al sesso – a divenire il confidente dell’imperatore Tiberio (e senza apparenti atteggiamenti da parvenu).

Se il contesto è preciso e storicamente accurato, sembra incredibile la capacità del protagonista di inciampare in grandi personalità: un incontro-scontro con un prefetto del pretorio, una cena sui triclini del Cesare, una passeggiata fortuita accanto a un uomo che si fa chiamare Jeshua e che in Palestina sta cambiando i cuori degli uomini. Stessa modalità si applica agli eventi: la morte dell’imperatore, le cospirazioni di corte, la crocifissione del Messia, persino l’assedio di Gerusalemme con la caduta del Tempio; Ben Hamir c’è, c’è sempre, come avrebbero voluto esserci in molti, a vivere in uno dei secoli più “densi” dell’antichità. E, intorno a lui, la minuzia di particolari di contesto, evocati da complesse descrizioni di luoghi e di genti, a richiamare alla mente cubicoli affrescati, stanze illuminate da lucerne, vicoli lastricati, navi onerarie e capanni di pastori, in un mix vincente che trova nei dettagli il proprio carisma.

Il simbolo ha molte pagine, ma è decisamente leggero. Non è una lezione di storia, ma ne richiama la suggestione. Non è un racconto erotico, ma ha quel “soft” che piace. Non ha la pretesa di un romanzo di formazione, ma ne ricalca l’esperienza. Di certo sa parlare un po’ a tutti.

Link: lsdmagazine.com


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