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ottobre 18, 2018
Il simbolo di Damiano Leone

TRE DOMANDE ALL’AUTORE

Ci parli di Lei e di cosa fa nella vita.

Sono nato 69 anni fa a Trieste da genitori di origini pugliesi. In una prima fase mi sono interessato soprattutto alle materie scientifiche con particolare riguardo per l’astronomia. Più tardi, in un momento piuttosto tormentato della mia vita, ho abbandonato la professione di chimico. In seguito, grazie all’aiuto e ai consigli di una persona conosciuta a livello internazionale per aver collaborato all’allestimento di molti film storici, mi sono dedicato alla riproduzione artigianale di armi e armature antiche. Com’è inevitabile, o almeno così pare a me, questa attività mi ha indotto a studiare in modo approfondito dapprima la storia antica, e poi, logica conseguenza, l’arte e la letteratura del tempo. Ma solo al momento di andare in pensione ho potuto dedicarmi con continuità a un proposito di vecchia data: quello di scrivere romanzi. Attualmente, oltre che a scrivere mi dedico all’astronomia, e quando posso trascorro le notti fotografando lontane galassie o diafane nebulose, che sono la culla di nuove stelle o i loro straordinari resti.

I personaggi creati sono immaginari?

Tutti i grandi personaggi e le loro azioni sono storici e trattati con sobrio rigore: da questo punto di vista non ho lasciato spazio all’invenzione. Ma poiché “Il simbolo” non ha la pretesa di esser un saggio storico ma un romanzo, ci sono pure alcune figure inventate: ma solo quelle strettamente necessarie come appunto il protagonista. Questo perché mi serviva un personaggio che fosse in grado di muoversi in ogni ceto sociale e che conoscesse in modo approfondito la psicologia più intima di uomini e donne. Tuttavia, alcuni personaggi realmente esistiti come Bagoa, il persiano intimo di Alessandro Magno, Antinoo, l’amato dall’imperatore Adriano, e perfino Aspasia, moglie di Pericle, ma anche diversi altri, mi sono serviti da ispirazione per caratterizzare la figura di Ben Hamir.

Prossimi progetti? Sta scrivendo altro?

Quello su cui sto lavorando con l’editore Gabriele Capelli non è propriamente un romanzo storico perché in massima parte riguarda invece un prossimo futuro. Tuttavia ci sono alcune incursioni nel passato e soprattutto in quel passato in cui, guarda caso, è vissuto Jeshua ben Yusef. Non voglio anticipare la trama ma, molto succintamente, si basa sul seguente presupposto: in un mondo in cui la spiritualità pare in inarrestabile declino, per riuscire a invertire la tendenza, le autorità vaticane progettano di mandare un uomo nel passato per testimoniare in modo inconfutabile l’avvenuta resurrezione del Cristo. L’esperimento riesce, ma le conseguenze non sono esattamente quelle cui si sperava: e si riveleranno assai più sconvolgenti di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare. In ogni caso, credo sia un lavoro caratterizzato da una forte tensione ideale che non mancherà di emozionare chiunque avrà la ventura di leggerlo, credente o no che sia.

Link: La Fenice Magazine


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