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venerdì 15 giugno 2018

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“Quattro mele annurche” di Maria Rosaria Valentini

“Ogni sapore mi piace come pure ogni sorta d’odore.
Sulle papille gustative si imprime la storia di un uomo, come in una camera oscura.
(…) solo così posso tornare in luoghi che non esistono più”

[…] Le dispense di casa corrispondevano al talento gastronomico, unico ed incomparabile, che nutriva nell’animo i miei genitori. In esse riposavano i barattoli di miele posti in fila cogliendo, da destra a sinistra, tutte le sfumature dell’oro, dalle più chiare alle più scure. Le marmellate erano suddivise per frutto, i sottaceti per annata; le bucce d’arancia essiccate e le mandorle tostate erano rinchiuse in sacchetti di lino; le bottiglie d’olio portavano il nome dell’uliveto d’origine e in un angolo, ben in evidenza, c’era immancabilmente un’ampolla di vetro verde, dal collo lungo, che sprigionava l’odore dell’aceto. […]

Ho scoperto questo libro per caso, anzi credo che sia stato il Destino a porlo alla mia attenzione, perchè in queste pagine ho ritrovato sapori e odori della mia infanzia. E non solo questo.
Quattro mele annurche” di Maria Rosaria Valentini (Gabriele Capelli Editore) è un racconto che nella sua brevità può dirsi completo, oserei dire perfetto perchè la storia si srotola dinanzi a noi in un crescendo che tiene sempre acceso l’interesse di chi legge. La scrittura della Valentini è molto raffinata, densa di poesia, eppure lucida, perchè consapevole dell’irrucibilità della realtà a qualsiasi forma di abbellimento.
Si tratta di un libro dal potere fortemente evocativo perchè richiama per suggestione della memoria e dei sentimenti, ricordi sedimentati sul fondo della mente e del cuore.
Sono pagine dal sapore antico, come di racconti sussurrati dalle nonne alle nipoti per non perdere traccia di ciò che è stato, per tramandare di generazione in generazione l’essenzialità delle cose. Posso dunque affermare che Maria Rosaria Valentini è una “cuntatrice”, una cantastorie d’altri tempi, come poche ne sono rimaste.
Si tratta di una storia divisa in quattro capitoli: Scorza, Polpa, Picciolo, Seme. Come scritto da Domenico Bonini in Postfazione, questo libro ha una precisa direzione “dall’esterno verso il cuore delle cose”. E’, infatti, un libro che definirei rotondo, circolare, come la ciclicità del ritmo delle stagioni che si succedono l’un l’altra a indicare la caducità della vita, ma soprattutto la sua incessante metamorfosi. Allo stesso modo, arriveremo a scoprire, nella parte finale di questo piccolo gioiello letterario, la vicenda chiave della protagonista: saremo partecipi con lei del suo cammino iniziatico verso una rinascita dell’anima e del corpo.
“Quattro mele annurche” è la sconcertante storia d’amore fra i genitori dell’io narrante, ma la protagonista, scoprirete, rimane esclusa da tutto questo, è una storia che tiene il lettore con gli occhi incollati alle pagine perchè è un crescendo di emozioni e di rivelazioni che rasentano la tragedia.
Proprio come il sapore della mela annurca, dolce e asprigno al contempo, le vicende dei protagonisti oscillano tra questi due estremi e non si può fare altro che venir risucchiati nel vortice dei sensi e della vita.
È un libro che odora di chicchi di caffè e ragù, di basilico e di teglie di lasagne che fremono nel forno, ma ha pure il sapore delle lacrime, quelle che nascono dal dolore più atroce e dalla gioia più incontenibile.

Link: La Locanda dei Libri

Scheda libro:

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