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“Il simbolo” di Damiano Leone
Anna Maria Zanetti, 25 aprile 2018

Formato: Formato Kindle

“Il simbolo”, terzo romanzo di Damiano Leone, dopo “Enkidu” e “Lo spettatore” che tanto apprezzai negli anni scorsi, è risultato anche questa volta un’opera letteraria capace di farsi amare e ricordare nel tempo.
La trama a fondo storico è capace, per la scrittura fluida, elegante e sapientemente vivida, di catturare il lettore, trascinandolo con sé dentro i fatti narrati.
Nulla viene lasciato in secondo piano: né la caratterizzazione del più insignificante dei personaggi, né l’ambientazione. Infatti le descrizioni sempre accuratissime sono dettagliate, precise e vivide e lasciano intuire una puntuale conoscenza di tutte le realtà di cui l’autore narra parlando dei viaggi del protagonista tra la Palestina, l’Egitto, la Grecia e l’Italia sia dal punto di vista paesaggistico che di quello artistico anche nelle più moderne ricostruzioni proposte dagli storici dell’arte.
Il protagonista in assoluto, l’eroe della narrazione, è Ben Hamir/Annio Rufo che racconta ad un giovane storico ateniese Fedone la propria vita, apparentemente per dargli notizie di prima mano su Jeshua chiamato Christus da lui conosciuto e per il quale dichiara di aver provato una amicizia sincera, ma in realtà per un bisogno insopprimibile di rompere il silenzio in cui viveva da troppo tempo e raccontare prima della morte la storia della propria esistenza. E lo fa narrandola minuziosamente, senza nulla nascondere e senza tralasciare alcun particolare per quanto scabroso possa essere, tentando in questo modo di lasciare, attraverso le parole che Fedone trascriverà, qualche traccia del proprio passaggio su questa terra.
Sulla trama non dirò altro, tranne rimarcare la piacevolezza della descrizione dei ripetuti incontri di Ben Hamir con Jeshua le cui strade continuano fatalmente ad incrociarsi fino ad arrivare accumunati in unico destino al Golgota e la mia ammirazione per il brillante escamotage riguardante i fatti immediatamente successivi la morte di Jeshua che definirei geniale.
Infine quanto sulla scelta del titolo “Il simbolo” per il romanzo condivido la felice spiegazione che ne abbiamo per bocca di Ben Hamir che dice:
«Sai, Fedone, se come sosteneva il mio precettore Nadir, gli uomini hanno proprio bisogno di un simbolo in cui credere per trovare la forza di vivere… Beh, forse allora farebbero bene a scegliersene uno che genera la vita e non la morte, la gioia e non il dolore, la speranza e non la disperazione…» e così sia…

COVER-SIMBOLO-EBOOK

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