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IL SIMBOLO di Damiano Leone
7 aprile 2018 ~ Lettrice Assorta

Di libri in questo periodo devo confessare di averne letti parecchi, ma ce ne sono alcuni che lasciano il segno e si fanno ricordare a lungo. Ecco! Il Simbolo di Damiano Leone è uno di questi. L’autore con grande maestria riesce fin dalle prime pagine ad attrarre il lettore con una scrittura fluida, scorrevole, capace e sempre pertinente. La trama è avvincente e sapientemente modulata. Non sono riuscita a staccare gli occhi dal romanzo fino alla sua conclusione!

LA TRAMA

Il romanzo comincia con la presentazione di Fedone, un ateniese, costretto ad una sosta forzata nel porto di Arsuf (Apollonia) a causa della sua nave in avaria. Scortato da una decina di mercenari, diretto ad Ascalon e da lì a Gerusalemme, egli è in cerca delle tracce di un avvenimento occorso laggiù più di mezzo secolo prima. Fedone è uno storico commissionato da una nobildonna romana per scoprire quanto c’è di vero circa i seguaci di una nuova setta religiosa, i cristiani, e del suo fondatore. Per una strana bizzarria del destino, Fedone incontra ad Arsuf l’anziano Ben Hamir, il quale sostiene di aver conosciuto un certo Christus nei suoi ultimi giorni di vita. Non avendo altre alternative che l’attesa, Fedone decide di ascoltare il racconto del vecchio…

Sulla trama come mia abitudine non aggiungerò altro. Non intendo guastare la sorpresa di quanti decideranno di leggere il romanzo. Si tratta, com’è facile intuire, di una narrazione a sfondo storico, finemente cesellata di precisi dettagli e vivide ambientazioni. Le descrizioni sono precise, il contesto splendidamente reso. Le pagine trasmettono la competenza e l’essenza di un saggio storico contornato da una storia capace di catturare l’attenzione di tutti i palati. Il lessico è accurato e mantiene la sua coerenza stilistica lungo tutta la narrazione. Le vicende raccontate sono quelle di Ben Hamir che si ritrova a Gerusalemme dopo essere fuggito da Sidone con la sua mamma, Jezabael. Troppo presto l’infanzia del ragazzino è spezzata dal turpe mercanteggio del suo corpo ancora acerbo ad opera della madre, donna bellissima ma priva di scrupoli, la quale lo vende puntualmente agli uomini che ne fanno richiesta. Il giovinetto piange e si dispera sulle spalle di Nadir, lo schiavo acquistato da Jazabael. per fargli da precettore, che diventerà un sostegno morale e dispensatore di saggi consigli oltre che amico e confidente.

La narrazione è un viaggio avvincente e avventuroso compiuto da Hamir da Gerusalemme ad Atene, dalla splendida Roma alla Sicilia, fino all’Egitto, granaio dell’Impero, per poi fare ritorno, per una strana ironia del fato, nella terra di Palestina, dove, divenuto adulto, il destino ne guida i passi di figlio e inviato segreto dell’uomo più potente del mondo. Ho trovato superbe tutte le immagini descritte, soprattutto quelle relative ad Atene, con la sua aria cosmopolita e il modo di pensare libero e disincantato dei suoi abitanti, del Tempio di Atena nell’Acropoli e dell’Agorà, e ai fasti dell’antica Roma di Tiberio, con i marmi lucenti delle costruzioni patrizie e gli intrighi di potere. Grande impatto emotivo e immaginifico ha suscitato in me il racconto di Hamir sulla visione dell’immensa mole dell’Etna, sormontata da un vistoso pennacchio fumante. Decide di visitare quell’arido paesaggio silenzioso, battuto dal vento e percorso da fessure nel terreno scuro da cui fuoriescono fumo, vapore e, dopo un roboante sussulto, fontane di fuoco. Questa sconcertante visione è motivo di riflessione per Hamir, il quale la considera come una rappresentazione dell’amore degli dèi, visto, non come di solito si raffigura nelle liriche dei poeti, ma come furiosa, incontenibile, incandescente, sublime frenesia. Lungo tutto il romanzo, scorre un intreccio sapiente tra arte, religione, storia: tutto mescolato con sapienza per creare un mix che cattura e sorprende. I fatti storici, visti attraverso gli occhi del protagonista, costituiscono la fonte delle sue meditazioni. Filtrate attraverso l’esperienza con un padre pragmatico, concreto e una madre cinica e disincantata, esse sfociano in speculazioni e considerazioni sulla lotta timorosa per vivere in un mondo troppo complesso e misterioso per essere spiegato e si chiede se mai si sarebbe giunti a scoprire tutte le strane e misteriose leggi che governano il mondo, se mai si potranno debellare carestie, malattie, guerra e ingiustizia. (Nonostante la schiavitù fosse comunemente accettata, Ben Hamir la rifiuta dopo una presa di coscienza e lo dimostra lungo tutto il romanzo).

Particolarmente suggestivo, l’incontro di Hamir con Jeshua. Le loro strade continuano fatalmente ad incrociarsi e i dialoghi tra i due sono brillantemente improntati sulla dicotomia di opinioni: Hamir dominato dalla coltre brillante e gelida dell’intelletto e Jeshua dalla fiamma della fede.

A differenza di altri romanzi storici (potrei farne i blasonati nomi ma me ne astengo) che di storico hanno solo il nome o l’ambientazione in cui si svolgono, questo è uno scritto con delle fondamenta solide. Destinato ad un pubblico prevalentemente adulto a causa di scene piuttosto esplicite in esso presenti, si distingue per un forte carattere, un’impronta storica rilevante ed una serie di avvenimenti intriganti. Nonostante la notevole mole di pagine, scorre meravigliosamente ed è ricco di curiosità, colpi di scena e paesaggi mozzafiato. Un romanzo sulla ricerca del sé e dell’amore, quello vero, come il sentimento tra la schiava Lin e il gladiatore Ganthar che fa capire al protagonista che il potere più grande non è quello imposto da un imperatore al suo soldato, ma quello irrazionale quanto incontrollabile dell’amore. Oppure l’amore di Jeudah per Jeshua, uno di quei tanti casi in cui un amore, illimitato eppure cieco, non tiene conto delle vere necessità della persona amata. Personalmente ho trovato alcuni passaggi davvero toccanti e di grande impatto emotivo. Sul finale, quando si parla di guerra, carestia e perfino atti di cannibalismo, consapevole della cruda realtà dei fatti raccontati, ho pianto.

Questo romanzo si distingue per la precisione maniacale di tutti i dettagli. Ogni cosa è studiata e nulla è lasciato al caso. Il titolo, Il Simbolo riflette lo spirito della narrazione. La sua ermeneutica si svela completamente e in tutte le sue sfaccettature, solo alla fine. Inizialmente il Simbolo rappresenta la manifestazione della grande potenza e della inarrestabile forza rinnovatrice della natura che si esprime attraverso una particolare dote del protagonista, successivamente si rivela nell’anello che viene donato a Ben Hamir, che apre tutte le porte dell’Impero, emblema di grandissimo potere, poi nel Tempio, simbolo di Gerusalemme, per cui ogni Israelita è pronto ad immolarsi, infine il Simbolo, come bisogno intrinseco di ciascun membro dell’umanità di credere in qualcosa, per trovare la forza di vivere. Un romanzo “ricco”, un’esperienza unica, un viaggio indimenticabile, una storia carica di emozioni.

Buona lettura

La Lettrice Assorta

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Scheda libro:

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