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Terra bruciata
di Roberta Nicolò

Il nuovo libro dell’autore ticinese Gerry Mottis ha esaurito in brevissimo tempo la prima edizione stampata ed è in libreria con la seconda. Un testo affascinante che sa unire sapientemente storia e romanzo per regalare al lettore un prodotto creativo, ambizioso e sensibile. Il tema è di sicuro piglio e si evince già dal titolo Terra Bruciata: le streghe, il boia e il diavolo. Una ricerca storica sulla caccia alle streghe nella Mesolcina del 1600. Ne abbiamo parlato con lo scrittore.

Chi erano le streghe della Mesolcina? «Quelle che comunemente venivano chiamate streghe erano, in fondo, delle semplici persone del popolo, per lo più donne, che svolgevano delle funzioni sociali molto importanti, depositarie di antiche conoscenze di origine pagana. Le condannate erano infatti erboriste, levatrici, contadine, massaie, che in qualche misura cercavano di emergere in una società dominata dagli uomini. La misoginia trovava una sua giustificazione nel capro espiatorio. Nelle streghe si è infatti sempre cercato di identificare le colpevoli di tutti i mali della società. Malattie, morti improvvise, frane o valanghe, inspiegabili fenomeni naturali, erano imputati alle maliarde malefiche, che avevano stretto un patto col Diavolo».

Come hai lavorato sulle fonti? «Il romanzo è basato sulle fonti storiche. In esso si trova ad esempio la narrazione della visita dell’arcivescovo Carlo Borromeo in Mesolcina (1583) che ha dato avvio a una vasta caccia alle streghe. Ampio risalto è poi stato dato al sistema giudiziario di Valle basato su un’opera terrifica, il Malleus maleficarum dei dominicani Sprenger e Kramer (1486), i quali scrissero un vero e proprio manuale ad uso dei giudici laici per estirpare la stregoneria d’Europa. Oltre a queste fonti, la mia ricerca principale è stata svolta negli Archivi di Circolo, dove ho trascritto fedelmente i verbali autentici e le sentenze dei processi mesolcinesi. Questi documenti hanno funto da spunto per il romanzo, a cavallo tra realtà documentata e fantasia».

Qual è la fotografia che è emersa della storia della Valle? «Parlare di persecuzione delle streghe nelle valli alpine d’Europa, così come nella Valle Mesolcina durante il 1600, significa calarsi in un’epoca buia dominata da superstizioni, false credenze, ingiustizie sociali, sfruttamento, oppressione e violenza arbitraria. È dunque una fotografia fosca che emerge dalla mia narrazione Terra bruciata, che rivela molte iniquità e barbarie compiute dai nostri antenati in nome di una giustizia spesso discutibile, che ha continuato a mietere vittime innocenti fino al XVIII secolo. Obiettivo del mio romanzo storico, oltre ad intrattenere, è quello di riabilitare l’immagine di tutte queste vittime innocenti, le presunte streghe, non solo moesane».

Link: Timmagazine

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