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Lupe Vélez storia d’amore in una carezza
di Daniele Abbiati
© Il Giornale.it – 19/08/2017

«Una carezza così non la si dà a tutti».
Quanti di noi l’hanno pensato, ricevendo la stessa carezza? L’amore possiede questa forza bipolare: ti fa sentire unico nella tua banalità dell’essere innamorato. Il gesto più semplice che agli occhi del mondo, là fuori, appare come una cortesia, una gentilezza, al massimo un moto di simpatia, per te è il suggello definitivo e perenne alla passione, eternato dalla ceralacca dei sensi.

E quando una carezza te la dà Lupe Vélez… David Donaz ha quattordici anni quando riceve tale grazia. Per caso l’aiutante di suo padre, giardiniere, quel giorno non era disponibile. Per caso papà aveva chiesto al figlio di dargli una mano. Per caso la sublime diva messicana, di sangue caliente ed equilibrio instabile, era in casa, nella sua villa di Beverly Hills. Per caso sul volto imberbe di David cade, come una struggente stella cadente, la carezza di Lupe. Così David esce dall’infanzia degli studi, delle letture appassionate, delle ramanzine della zia bigotta, degli annoiati pomeriggi con i compagni di scuola. Ed entra in un’adolescenza subito adulta, dove il peso della responsabilità e del tormento fanno di lui un cavaliere all’esclusivo servizio della sua dama.

È un romanzo da leggere in bianco e nero, questo di Tommy Cappellini. E un tono noir ha il titolo: Rigor mortis per Lupe (Gabriele Capelli Editore, pagg. 126, euro 14,50). In bianco e nero come i film di Lupe, in quegli anni Quaranta della sua consacrazione hollywoodiana, stroncati, per lei e per il suo giovanissimo spasimante, da un suicidio che fu e resta misterioso, il 13 dicembre del 1944. In bianco e nero come la guerra che intanto stanno combattendo altrove, molto altrove, tanti David con qualche primavera in più e molte paradisiache sensazioni in meno. È un’educazione sentimentale più parnassiana che flaubertiana, un omaggio all’insondabile divinità dell’amore. La madeleine di quella carezza donatagli nel primo e unico incontro è la manna caduta dal cielo per il protagonista che ora, trentatreenne, se ne nutre con la stessa fame. Proprio sul limitare dei trentatré anni, nel 2007, Tommy Cappellini cesellò questa storia, concedendo a chi scrive il privilegio di un assaggio. E ce la regala ora. Non è una carezza, ma una sigaretta senza filtro fumata dopo aver bevuto qualcosa di forte. Ne avevamo bisogno.

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