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La Provincia di Como, 23.02.2017

Recensione: “Marcel Dupond e i gemelli criminali”
di Bernardino Marinoni

Lo scrittore contadino e i suoi “gemelli diversi”

Dopo quarant’anni prima traduzione italiana dal romancio dell’opera del grigionese Göri Klainguti.

L’edizione originale risale a quarant’anni fa e tanti, in pratica, ne sono occorsi, salvo errore, prima della traduzione in italiano di “Gian Sulvèr”, il breve romanzo di Göri Klainguti ora pubblicato da Gabriele Capelli Editore (125 pagine, 13,70 euro) con il titolo “Marcel Dupond e i gemelli criminali”. Traduzione dal romancio, il che spiega il ritardo con il quale è andato rivelandosi di recente ai lettori italofoni lo scrittore grigionese: in Alta Engadina dove, dopo avere a lungo insegnato, Klainguti, pittore oltre che scrittore, vive da contadino. Come il protagonista del romanzo: un Giachem Sulvèr in perenne anarcoide contesa con le convenzioni dello “Stato”, regolarmente scritto tra distanzianti virgolette, che quando diventa padre di due gemelli omozigoti ne occulta uno all’anagrafe, intenzionato a crescerlo libero e selvaggio, affrancato da regole e convenzioni. Succede in un contesto sociale quanto mai occhiuto, rappresentato con sardonico gusto tra l’antiquato e l’anticipazione: la “telefonvisione” registra tutto su nastro magnetico e Duri Capunt, meticoloso funzionario della cancelleria comunale, vi confida assolutamente.
Intanto Gianin e Gianet, i gemelli, si assomigliano al punto da non poter distinguere «il permesso dal proibito, per così dire», e se da bambini ne cavano scherzi che scomparendo l’uno e apparendo l’altro sembrano magie, nella progressione del racconto, così interscambiabili, dal servizio militare all’università e oltre, si destreggiano egregiamente. Da far uscire di senno, non per modo di dire, il povero Capunt che non può capacitarsi di un’ubiquità evidentemente niente affatto conforme. Ne avrà spiegazione quando la madornale carriera dei gemelli li obbligherà a rivelarsi, loro malgrado (ma non troppo), anche a causa del libro infine scritto dal medesimo Capunt, quel “Marcel Dupond e i gemelli criminali” che nella versione in italiano (rare le parole conservate in romancio, adeguatamente incastonate dal traduttore di Klainguti, Walter Rosselli) ne diventa giustappunto il titolo.
Una brillante giravolta che a ben vedere sta al gioco di scambi del romanzo, una giostra per certi versi ilare e a momenti vorticosa nell’irrealismo, ribadendo la protesta ispirata da Giachem Sulvèr, che la vita “era più semplice se lo ‘Stato’ non si immischiava troppo”.

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